Putin rivendica vittoria a Mariupol malgrado resistenza a Azovstal

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Fumo dall'impianto siderurgico Azovstal a Mariupol

KIEV (Reuters) - Il presidente russo Vladimir Putin ha rivendicato la vittoria nella più importante battaglia della guerra in Ucraina, dichiarando "liberato" il porto di Mariupol dopo quasi due mesi di assedio, nonostante la presenza di centinaia di combattenti ancora asserragliati dentro la gigantesca acciaieria di Azovstal.

L'Ucraina ha detto che il tentativo di Putin di evitare uno scontro finale con il proprio esercito significa riconoscere di non avere forze sufficienti per sconfiggerlo.

"Avete completato con successo gli sforzi di combattimento per liberare Mariupol. Permettetemi di congratularmi con voi in questa occasione, e vi prego di trasmettere le mie congratulazioni alle truppe", ha detto Putin al ministro della Difesa Sergei Shoigu, in un incontro al Cremlino trasmesso in diretta televisiva.

"Considero non necessaria la proposta di un assalto alla zona industriale. Vi ordino di annullarlo", ha detto. "Non c'è bisogno di introdursi in queste catacombe e strisciare sotto terra ... Bloccate questa zona industriale in modo che nemmeno una mosca possa passare", ha aggiunto.

La decisione di non attaccare l'impianto siderurgico di Azovstal - dopo aver ordinato per diversi giorni alla resistenza ucraina di arrendersi o morire - ha permesso a Putin di rivendicare la prima grande vittoria da quando le sue forze sono state cacciate dall'Ucraina settentrionale a marzo. Tuttavia, non si tratta del successo inequivocabile che Mosca voleva, dopo mesi di combattimenti brutali in una città ridotta in macerie.

"Non possono fisicamente prendere Azovstal, lo hanno capito, hanno registrato enormi perdite", ha detto il consigliere presidenziale ucraino Oleksiy Arestovych in un briefing. "I nostri combattenti continuano a difenderla".

Alla richiesta di un commento sulla decisione di Putin, il portavoce del ministero della Difesa ucraino ha detto che evidenzia le sue "tendenze schizofreniche".

(Tradotto da Enrico Sciacovelli, editing Francesca Piscioneri)

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