Quagliariello: "Salvini che si annette Berlusconi, questa sarà la federazione di centrodestra"

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(Photo: Simona Granati - Corbis via Corbis via Getty Images)
(Photo: Simona Granati - Corbis via Corbis via Getty Images)

Le condizioni per il Pdl erano molto più favorevoli, perché c’era una spinta evidente verso il maggioritario e un bipolarismo di fatto, eppure quell’esperimento fallì. Oggi la strada per una federazione o un partito unico di centrodestra sarebbe assai più ardua”. Gaetano Quagliariello, ex ministro delle riforme Costituzionali e oggi senatore del movimento “Coraggio Italia” di Toti e Brugnaro, è stato parlamentare di Forza Italia e del Pdl. “La scelta di Berlusconi è motivata dall’evitare l’estinzione della sua eredità politica – spiega - Ma sarebbe un’annessione da parte della Lega. La componente liberale del centrodestra stiamo cercando di rifondarla noi”.

Senatore Gaetano Quagliariello, molto è cambiato rispetto al Pdl: le condizioni, il quadro politico, i rapporti di forza, il sistema elettorale, l’identità di alcuni protagonisti e l’età di altri. Ma 14 anni dopo, nel centrodestra si riparla di federazione e di partito unico. Un azzardo o una mossa di realpolitik?

E’ vero che le condizioni sono completamente diverse. Nel 2007 la spinta verso il maggioritario era evidente. C’era una sorta di bipolarismo di fatto che ha vissuto una stagione abbastanza lunga e non vedeva ostacoli all’orizzonte. Del resto, a sinistra Veltroni tentava l’esperimento di un Partito Democratico all’americana, mentre a destra la stagione di Fini era caratterizzata da una logica centripeta e da una spinta all’”istituzionalizzazione”. Quindi l’accelerazione che vivemmo era plausibile.

Eppure, quel partito che prese il 38% alle politiche del 2008 finì nel nulla appena sei anni dopo. Perché?

Sì, nonostante i presupposti positivi, l’esito fu il fallimento. I motivi furono principalmente tre. Mancava il contesto istituzionale adeguato, con la riforma presidenzialista che si arenò dopo il varo in Senato in prima lettura. Mancò anche un approfondimento identitario: non ci fu la creazione di una cultura politica uniforme, infatti ci si divise con la nascita di FdI. Infine, da entrambe le parti furono escluse le componenti più moderate e liberali: l’Udc di Casini a destra e i socialisti a sinistra.

Oggi che strada avrebbe di fronte una nuova “Lega Italia” o “Forza Lega” o comunque si chiami?

Una strada più difficile del passato. Il contesto oggi è assai meno maggioritario, le identità dei partiti sono fragili e quasi inesistenti, e la logica centripeta è già interpretata dal governo Draghi.

Non è proprio questa la scommessa “governativa” di Salvini? Un nuovo soggetto moderato, europeista, atlantista...

Salvini attua questa logica in modo intermittente. Tiene insieme Giorgetti e Garavaglia con Borghi e Bagnai, ma non sono integrabili. E non è chiaro quale delle due anime prevarrà alla fine. Come non è univoco l’atteggiamento internazionale, che è centrale: la domanda di oggi, partendo dalle parole di Giuseppe Conte, è se si sta con i talebani o con l’Occidente.

Il vero nodo non è la questione del diverso peso dei “federabili”? Ai tempi del Pdl c’era più equilibrio, e le liste elettorali comuni videro il 70% dei posti per gli azzurri e il 30% per gli aennini. Adesso come si fa?

C’è un evidente problema di rapporti di forza tra Lega e Fi. Nel Pdl c’era la fusione tra due classi dirigenti, oggi c’è un’annessione. Ma la scelta di Berlusconi ha una sua razionalità. A torto o a ragione, non ha voluto creare una classe dirigente interna - come è stato per il gollismo - all’altezza di ricevere la sua eredità politica. E adesso è di fronte a un bivio: o l’estinzione o il conferimento di quel patrimonio storico a qualcosa in cui possa mantenere una certa influenza.

Se il nuovo soggetto sarà un amalgama di reciproche convenienze – trazione salviniana, prosecuzione del berlusconismo – l’anima liberale del centrodestra sarà in grado di adattarsi e sopravvivere nel nuovo corso?

Questo richiede un percorso ben più faticoso, che vada oltre un’annessione o una fusione a freddo. E la strada che abbiamo scelto noi: la rifondazione di un’area liberale dal basso per aggregazioni successive. L’auspicio è che continui ad allargarsi.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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