Quali scenari apre per l'Italia la lettera di Serraj

Marta Allevato

Con la richiesta formale di Tripoli di aiuti militari lo scenario di un invio di truppe turche in Libia è "ora più probabile" e apre "scenari strategici non positivi" per l'Italia, che insieme a tutta l'Europa di fatto viene spazzata via dal Paese nordafricano, consegnandolo ad Ankara e Mosca, che stanno diventando i veri "arbitri" della crisi.

Ad analizzare gli sviluppi della situazione, dopo la lettera del premier Ferraz al Serraj a Italia, Usa, Turchia, Algeria e Germania, è Gianandrea Gaiani, direttore dell'Analisidifesa e secondo il quale, in un quadro del genere è ormai solo un "alibi" continuare a invocare la soluzione politica come unica via da percorrere. "Le operazioni militari intorno a Tripoli, anche se a bassa intensità, sono in corso da inizio aprile", sottolinea Gaiani in un'intervista ad Agi, "ed è evidente che lo sviluppo negoziale di questa crisi passa attraverso una situazione militare: quando la parola passa alle armi, chi contribuisce allo sforzo bellico ha più voce in capitolo".

"Ankara di fatto è già intervenuta", fa notare il giornalista, "con l'invio di blindati, munizioni droni e consiglieri militari. Il suo intervento a fianco del governo di accordo nazionale (Gna), probabilmente finanziato dal Qatar, è stato fondamentale".

 "L'arrivo di truppe turche a Tripoli apre scenari nuovi prima di tutto per noi italiani", spiega il direttore di Analisidifesa, "non solo perché di fatto tornerebbero di fronte alle nostre coste, da dove li avevamo cacciati nel 1912 con la guerra italo-turca". "Se avrà il controllo o un'influenza decisiva sul Gna, il presidente Tayyip Recep Erdogan, che già ricatta l'Europa con i flussi di migranti sulla rotta balcanica, potrebbe fare lo stesso dalla Libia, su una rotta che porta dritta all'Italia".

L'altro aspetto è come reagirebbero gli alleati esterni di Haftar, prima di tutto Russia ed Egitto. "La presenza militare turca verrebbe vista come una seria minaccia dal Cairo e aprirebbe a un rischio escalation", avverte il giornalista. "Un intervento bellico diretto dell'Egitto nel conflitto libico sarebbe decisivo, perché le sue forze armate sono le più potenti del Nord Africa e Medio Oriente e darebbe una svolta consistente sul campo".

Qui entra in gioco la Russia, il cui ruolo è diventato "fondamentale". "Mosca", ricorda Gaiani, "ha un accordo di cooperazione militare con Haftar, ma ha anche buoni rapporti con Serraj; c'è terreno fertile, perché Russia e Turchia diventino arbitri di questa crisi, gestendo un negoziato, come in Siria, basato sul fatto che non hanno interessi a farsi la guerra perché nessuno dei due vincerebbe".

Come in Siria, un'alleanza del genere "spiazza gli altri attori, dagli Usa agli arabi e all'Europa, e da' a Mosca e Ankara un ruolo chiave per potersi dividere la Libia dal punto di vista politico ed economico: le compagnie russe in Cirenaica, quelle turche in Tripolitania, dove però sono concentrati anche i nostri interessi". L'Italia, a questo punto, non potrebbe fare altro che "recuperare il fortissimo ritardo accumulato e inserirsi nei negoziati tra questi due attori, che però bisogna ancora vedere cosa vogliono fare".