Quali sono i disagi vissuti dai detenuti al tempo del coronavirus

Simona Zappulla

Disordini, rivolte e devastazioni nelle carceri italiane che hanno causato anche dei morti, com'è possibile? "Ce lo domandiamo anche noi sinceramente... purtroppo l'infermeria è un luogo che piace sempre molto ad una parte dei detenuti, per gli psicofarmaci o per il metadone che in genere però stanno chiusi in cassaforte. C'è sicuramente una situazione di disagio forte, e uno stress causato dal coronavirus che ha accentuato la situazione già difficile dentro le carceri". Così Caterina Marcucci, medico nel carcere di Spoleto, commenta con l'AGI i fatti delle ultime ore.

"L'overdose - risponde Marcucci - avviene perché l'organismo non l'ha sopportato, probabilmente perché quei detenuti prendono il metadone in quantità limitate, prescritte dagli specialisti del Sert, e prenderne anche solo una quantità in più può essere letale". L'istituto penitenziario umbro attualmente ospita circa 500 detenuti e, così come su tutto il territorio nazionale, ha sospeso fino a nuove disposizioni i colloqui visivi con i detenuti, ai sensi del D.p.c.m. del 9 marzo 2020. E anche se sono arrivati da altre strutture alcuni detenuti, il clima è più tranquillo e la situazione, al momento, sotto controllo.

"Da noi - spiega Marcucci - c'è stata un'attenzione nel tutelare l'incolumità di tutti sin dai primi giorni in cui si è parlato di coronavirus. Il rischio siamo tenuti ad abbatterlo. Per i nuovi arrivati c'è un isolamento precauzionale ma non abbiamo nessun sospetto di caso di coronavirus per fortuna. Abbiamo la tendostruttura della protezione civile fuori per il triage, c'è un'ottima collaborazione".

Collaborazione anche da parte dei detenuti, sottolinea: "Noi abbiamo detenuti con pene lunghissime, che si mostrano abbastanza collaboranti anche se il disagio è forte". Perché oltre alla sospensione dei colloqui visivi, "si temono i nuovi che arrivano come portatori di coronavirus. Questa notte ho fatto il mio turno e sono stati trasferiti in quattro da carceri inagibili, e questo naturalmente ci espone sia come dinamica carceraria sia biologica; necessariamente quindi sono stati messi in isolamento".

"I trasferimenti - sottolinea - sono stati interrotti da quando è iniziato il coronavirus, ma alcuni sono stati fatti per necessità. Li abbiamo messi in isolamento - ripete - come precauzione che prendiamo con chiunque, ormai da diversi giorni, anche quando ci sono arresti sul territorio perché tutti sono possibili portatori di coronavirus. Tutto questo accentua un disagio" ammette.

E poi, conclude, a proposito delle rivolte: "Nelle sezioni detentive ci sono sempre elementi tendenzialmente con qualche disturbo psichico e c'è anche qualcuno che lo fa in modo strumentale, per altri scopi, per cavalcare un'onda di malcontento, non è così difficile che accada. Non è un caso che questi fatti siano accaduti nei circondariali per reati comuni, noi abbiamo regimi di sicurezza piu alti".