Qualunque accordo al voto su Rousseau

Pietro Salvatori

Luigi Di Maio tace, Gianluigi Paragone e Massimo Bugani parlano. Il primo, si sa, rema contro l’accordo con il Partito democratico: “È un’operazione che serve al Pd”, ha spiegato al Corriere della sera. Ma a fare rumore sono le parole del secondo, storico volto del grillismo delle origini, nello staff del ministro del Lavoro e socio fondatore di Rousseau. Rompe il silenzio in un lungo post su Facebook: “Quello con i Democratici sarebbe un governo della paura”, spiega. E aggiunge: “Se qualcuno ripone le speranze di un nuovo governo nel Pd di oggi, come al solito il Pd è sempre pronto a deluderle tutte”. I bene informati spiegano che l’uomo vicinissimo a Davide Casaleggio pende assai più per l’opzione ritorno alle urne, che non per quella che vedrebbe riscaldare la minestra leghista. Ma la sostanza non cambia.

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Ecco un uomo che conosce bene gli ambienti milanesi intorno al figlio del fondatore: “Luigi è in una loose-loose situation: se fa l’accordo con il Pd la base esplode, se ritorna da Salvini non tiene i parlamentari”. Una polveriera. Ed è dal cuore di Rousseau che arriva la conferma: qualunque tipo di strada, qualunque tipo di nuovo accordo, verrà sottoposto al voto della base. Un ulteriore zeppa che si incunea nelle crepe già apertesi tra i rispettivi fronti. Perché tra le condizioni poste dal segretario Pd vi è anche quella della centralità della democrazia rappresentativa e parlamentare. E sottoporre un’eventuale intesa alle forche caudine del voto sul blog è una trappola alla quale i Democratici non hanno intenzione di sottoporsi.

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Perché, a leggere i commenti sui social, la base ribolle contro qualunque tipo di patto con “il partito di Bibbiano”, “i poltronari”, “gli uomini inaffidabili e della doppiezza”, e il voto ad oggi si presenta contro un plebiscito contro il Nazareno. E c’è una considerazione di Di Maio che frena mosse azzardate e imprudenti, nonostante con Bugani si ingrossi l’ala di pezzi da...

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