Quando andare dallo psicologo

Stefania Leo

Si è molto disinvolti quando si racconta di essere andati dal cardiologo o dal fisioterapista, ma quando si tratta di curare il benessere della mente, si diventa subito reticenti. Sì, perché andare dallo psicologo è qualcosa di cui ancora molti si vergognano. Tuttavia quello che pochi sanno è che per consultare un professionista non è necessario avere gravi disturbi. Basta una tristezza trascurata che, protratta nel tempo, diventa invalidante per essere certi di avere un problema da affrontare con uno psicologo. Ma forse non tutti sanno che il momento migliore per fare terapia è quando le cose sembrano andare relativamente bene.

In occasione dell'avvicinarsi del mese del Benessere Psicologico promosso dalla Sipap (Società italiana psicologi area professionale), abbiamo chiesto alla dottoressa Emanuela Vallero quali sono i segnali da sottovalutare e quando andare dallo psicologo può farci bene.




Quando le persone dovrebbero andare dallo psicologo?
Andare dallo psicologo signifca chiedere aiuto per un disagio. La propria condizione di malessere può essere caratterizzata da segnali poco riconoscibili, che ci fanno soffrire o che creano una limitazione nella vita quotidiana. Essere tristi, provare ansia o avere pensieri ricorrenti e fastidiosi: tutti campanelli d'allarme che rappresentano il momento giusto per chiedere un parere professionale e cercare modalità diverse da quelle storicamente messe in campo, per affrontare questa situazione.

C'è chi dice che, se si ha bisogno di parlare, basta farlo con gli amici o con chi ci conosce bene, senza andare dallo psicologo: è sufficiente o ci sono dei rischi anche in questo gesto naturale?
Chiacchierare con gli amici è sempre improtante perché ognuno di noi deve avere la possibilità di raccontare se stesso. Magari non con tutti, ma sicuramente con quelli più intimi. Ma quando siamo davanti a situazioni disfunzionali, questo non è sufficiente. Uno psicologo è un esperto che ha una professionalità che manca all'amico. Con lui si intraprende un percorso approfondito, efficace e mirato a risolvere il disagio. Inoltre, rispetto agli altri, lo psicologo per sua deontologia non giudica ciò che gli viene raccontato. Ci sarà invece sempre una valorizzazione delle potenzialità e un lavoro per farle emergere. Quindi è molto utile sapere di poter contare sugli amici, ma il confronto con uno psicologo permette di ottenere cambiamento tangibile negli schemi da mettere in campo per affrontare il disagio.

Anche chi è felice dovrebbe farlo? Perché?
Si sceglie di usufruire di una persona preparata anche per fare il punto della propria vita, per poter proiettarsi nel futuro e poter visualizzare nuovi stimoli per nuovi cambiamenti. Non c'è alcuna limitazione al poter essere ancora più felici!

Quali sono i segnali da non sottovalutare?
Anche piccoli segnali di disagio che possono accadere normalmente: l'incapacità di fare scelte, difficoltà nelle relazioni o nell'ambiente lavorativo, il difficile inserimento in un ambiente nuovo, trovarsi impreparati davanti a una situazione inedita o provare ansia davanti ai cambiamenti. Riconoscere i piccoli segnali è utile perché il disagio affrontato precocemente, permette una guarigione veloce, che permette di riadattarsi più rapidamente alla quotidianità.

Quali sono le ragioni per cui la gente fa fatica a rivolgersi a un professionista?
Principalmente c'è un pregiudizio: lo psicologo cura soltanto i matti, una convinzione tutt'ora viva e vegeta, che limita moltissimo l'accesso delle persone alle cure psicologiche. Poi c'è l'idea del costo, che è uno dei freni più grandi, senza sapere che le cure psicologiche sono accessibili per tutti. Si pensa che c'è bisogno di tanto tempo perché lo psicologo ci dica "guariti", quando non è vero. Ci sono terapie lunghe e brevi a seconda delle problematiche e dei motivi per cui ci si va. Poi ci si vergogna: è più facile raccontare la visita dal cardiologo o dall'ortopedico che quella dallo psicologo. Altro grave errore è pensare che il disagio sia una situazione passeggera e che superata quel momento, tutto tornerà come prima. Oppure che lo psicologo ci possa cambiare completamente: durante un percorso di consultazione e psicoterapia ci sarà sicuramente un cambiamento nel nostro modo di vedere e di relazionarsi alla nostra vita, ma il cambiamento deve essere un nuovo inizio.

Come si sceglie il terapista giusto?
Deve innanzitutto essere un professionista iscritto all'albo. Poi bisogna incontrare la persona, senza avere paura di provarne più d'uno. Il paziente deve sentirsi sereno, accolto, deve sentirsi in grado di parlare di tematiche intime e anche dolorose. Lo psicologo prorrà un percorso da fare con la persona, proponendo un certo tipo di lavoro, e la persona si potrà accorgere dei miglioramenti nella propria vita. C'è sempre una valutazione costante e reciproca del rapporto. Andare dallo psicologo no significa pagare qualcuno perché ci risolva un problema, ma pagere un professionista per trovare una soluzione insieme, che sarà diversa per ogni paziente. Alla fine della terapia si avrà un bagaglio per affrontare la propria vita. Lo psicologo ci stimola a trovare dentro di noi nuove risposte e nuove potenzialità. Inoltre il lavoro non si fa tutto in studio, ma soprattutto dopo ogni seduta, applicando alla quotidianità le nuove modalità esplorate durante la seduta.

Quanto deve durare una terapia psicologica?
Non c'è una durata media perché dipende dall'approccio del terapeuta e della problematica. In caso di ansia allo stato iniziale, con poche sedute e interventi mirati, ci sarà bisogno di un tempo breve. In casi di attacchi di panico che durano da tempo, il tempo sarà maggiore. Poi dipende anche dalla disponibilità della persona a lavorare su se stessa.

Quale dev'essere l'obiettivo da perseguire attraverso una terapia psicologica?
Quando c'è un malessere psicologico, c'è sempre un disequilibrio emotivo. L'obiettivo è appunto quello di trovare nuove strategie perritrovare il proprio equilibrio.