Quando Audrey Hepburn era una staffetta della Resistenza olandese

antonella piperno
Di lei, mito hollywoodiano e icona di stile che ha imposto il tubino nero, oggi un evergreen, pensavamo di sapere un po' tutto: le indimenticabili interpretazioni di film cult come “Sabrina”, “Vacanze romane” e “Colazione da Tiffany”, i due Oscar, la stella nella Walk of fame, l'impegno umanitario per l'Unicef e anche il lungo periodo romano. Quando, dal '68 all'inizio degli anni Novanta Audrey Hepburn visse a Roma, per l'esattezza ai Parioli, lontana dalla scene, con il secondo marito, lo psichiatra Andrea Dotti, il loro figlio Luca e una privacy iperprotetta da tutto il quartiere. Il figlio, oggi 49enne è decisivo in questa nuova storia. Perché dopo aver scritto quattro anni fa “Audrey, mia madre” (Mondadori Electa), adesso ha vergato la prefazione di “La guerra di Audrey” (titolo originale “Dutch girl: Audrey Hepburn and World war II”), il libro del giornalista e scrittore americano Robert Matzen, già autore di parecchie biografie hollywoodiane. Uscirà in Italia il 4 giugno per Piemme e rivela una clamorosa e inedita pagina della biografia della star scomparsa nel '93, raccontando il suo ruolo (vero e non da set) da staffetta partigiana ed eroina della resistenza olandese durante la seconda guerra mondiale.La Hepburn non aveva mai fatto parola durante la sua vita della sua fase eroica, quasi cinematografica. Tant'è che Dotti, dopo averla raccontata a Matzen, sta per inserirla ampiamente nel soggetto, scritto con Luigi Spinola, della serie tv su Audrey Hepburn che la Wildside di Mario Gianani e Lorenzo Mieli (quella di “The young Pope” e “L'amica geniale”) sta realizzando.L'inizio della produzione è previsto per il 2020, Wildside attualmente sta scegliendo gli sceneggiatori e il nome del regista, come quello, attesissimo dell'attrice che impersonerà l'eterea Audrey in versione glamour e bellica, deve ancora essere designato. Intanto però, su tutta la stampa internazionale, a cominciare dal Times, si parla dell'eroismo dell'attrice britannica, nata a Bruxelles da un conte inglese e da una baronessa olandese e vissuta in Olanda tra il '43 il '45, sotto l'occupazione nazista.A soli 14 anni Audrey decise di impegnarsi in prima linea contro i tedeschi dopo la morte di suo zio, ucciso dai nazisti. Studiava danza quando la sua famiglia si accordò con la resistenza olandese per nascondere in casa un paracadutista britannico, disperso nel corso di una battaglia.Oltre a mantenere il silenzio sulla presenza di quel delicato ospite, la giovane Hepburn partecipò a raccolte di fondi per finanziare la Resistenza e prestò servizio come crocerossina, assistendo i soldati alleati, tra cui un giovane Terence Young, che in seguito, perché il destino fa strani scherzi, la dirigerà in “Gli occhi della notte”.Non solo: a un certo punto, e questo è il cuore del libro, si lancia come staffetta per portare messaggi alla formazioni partigiane e cibo agli alleati nascosti. Dotti, che ha aiutato Matzen anche con i diari dello zio, nella prefazione scrive che la rivelazione sul passato partigiano della Hepburn gli arrivò proprio dalla mamma. Glielo raccontò un giorno, con grande nonchalance: “Era rischioso e capiva che sarebbero stati tutti fucilati se fosse stata scoperta, ma lo fece lo stesso”.

Di lei, mito hollywoodiano e icona di stile che ha imposto il tubino nero, oggi un evergreen, pensavamo di sapere un po' tutto: le indimenticabili interpretazioni di film cult come “Sabrina”, “Vacanze romane” e “Colazione da Tiffany”, i due Oscar, la stella nella Walk of fame, l'impegno umanitario per l'Unicef  e anche il lungo periodo romano. Quando, dal '68 all'inizio degli anni Novanta Audrey Hepburn visse a Roma, per l'esattezza ai Parioli, lontana dalla scene, con il secondo marito, lo psichiatra Andrea Dotti, il loro figlio Luca e una privacy iperprotetta da tutto il quartiere. 

Il figlio, oggi 49enne  è decisivo in questa nuova storia. Perché dopo aver scritto quattro anni fa  “Audrey, mia madre” (Mondadori Electa), adesso ha vergato la prefazione di “La guerra di Audrey” (titolo originale “Dutch girl: Audrey Hepburn and World war II”), il libro del giornalista e scrittore americano Robert Matzen, già autore di parecchie biografie hollywoodiane. Uscirà in Italia il 4 giugno per Piemme e rivela una clamorosa e inedita pagina della biografia della star scomparsa nel '93, raccontando il suo ruolo (vero e non da set) da staffetta partigiana ed eroina della resistenza olandese durante la seconda guerra mondiale.

La Hepburn non aveva mai fatto parola durante la sua vita della sua fase eroica, quasi cinematografica. Tant'è che Dotti, dopo averla raccontata a Matzen, sta per inserirla ampiamente nel soggetto, scritto con Luigi Spinola, della serie tv su Audrey Hepburn che la Wildside di Mario Gianani e Lorenzo Mieli (quella di “The young Pope” e “L'amica geniale”) sta realizzando.

L'inizio della produzione è previsto per il 2020, Wildside attualmente sta scegliendo gli sceneggiatori e il nome del regista, come quello, attesissimo dell'attrice che impersonerà l'eterea Audrey in versione glamour e bellica, deve ancora essere designato. Intanto però, su tutta la stampa internazionale, a cominciare dal Times, si parla dell'eroismo dell'attrice britannica, nata a Bruxelles da un conte inglese e da una baronessa olandese e vissuta in Olanda tra il '43  il '45, sotto l'occupazione nazista.

A soli 14 anni Audrey decise di impegnarsi in prima linea contro i tedeschi dopo la morte di suo zio, ucciso dai nazisti. Studiava danza quando la sua famiglia si accordò con la resistenza olandese per nascondere in casa un paracadutista britannico, disperso nel corso di una battaglia.

Oltre a mantenere il silenzio sulla presenza di quel delicato ospite, la giovane Hepburn partecipò a raccolte di fondi per finanziare la Resistenza e prestò servizio come crocerossina, assistendo i soldati alleati, tra cui un giovane Terence Young, che in seguito, perché il destino fa strani scherzi, la dirigerà in “Gli occhi della notte”.

Non solo: a un certo punto, e questo è il cuore del libro, si lancia come staffetta per portare messaggi alla formazioni partigiane e cibo agli alleati nascosti. Dotti, che ha aiutato Matzen anche con i diari dello zio, nella prefazione scrive che la rivelazione sul passato partigiano della Hepburn gli arrivò proprio dalla mamma. Glielo raccontò un giorno, con grande nonchalance: “Era rischioso e capiva che sarebbero stati tutti fucilati se fosse stata scoperta, ma lo fece lo stesso”.