Quando Billy Wilder tentò di intervistare Freud su Mussolini e il fascismo

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Sigmund Freud a sinistra e Billy Wilder a destra (Photo: AP-Getty)
Sigmund Freud a sinistra e Billy Wilder a destra (Photo: AP-Getty)

Difficile dimenticare il reporter senza scrupoli interpretato da Kirk Douglas ne “L’asso nella manica” che pur di portare a casa uno scoop rallenta il salvataggio di un uomo intrappolato in una caverna. Lo stesso vale per il demi-monde dei giornalisti-paparazzi di “Viale del tramonto” fino a “Prima Pagina”, con il duo Jack Lemmon e Walter Matthau nei panni dei giornalisti. Tutti e tre i film portano la firma di Billy Wilder che di giornalismo e di giornalisti se ne intendeva. Il celebre regista, cresciuto e formatosi tra Vienna e Berlino, prima di espatriare negli Stati Uniti a metà degli anni ’30 si era infatti fatto notare come cronista di livello.

Wilder, nelle tante biografie e interviste, non ha mai lesinato aneddoti sul suo periodo giovanile al servizio dei giornali. Uno in particolare è degno di essere ricordato. Nel 1925 (o 1926) il futuro regista viene incaricato dal “Die Stunde” di Vienna di sentire alcuni intellettuali austriaci per sapere cosa pensino del fascismo e di Benito Mussolini. Wilder parla con lo psicologo Alfred Adler, lo scrittore Arthur Schnitzler e con il compositore Richard Strauss. Per chiudere il pezzo a Wilder manca Sigmund Freud, che detesta i giornalisti che a loro volta non perdono occasione per prenderlo in giro.

Il giovane giornalista va dunque al civico 19 di Berggasse, zona medio borghese di Vienna dove si trovava lo studio del celebre psicanalista. Ad aprirgli una cameriera: “Il professore sta pranzando”. Wilder decide di aspettarlo e viene fatto accomodare nel salone di casa Freud che allora, come spiegherà lo stesso regista in un’intervista a Cameron Crowe, fungeva anche da sala d’attesa perché nella Mitteleuropa i medici erano soliti ricevere a casa. Wilder si mette a curiosare e intravede in fondo alla sala lo studio di Freud, rimanendo colpito dal divano minuscolo in cui il medico faceva sedere i pazienti. Nel frattempo gli si para davanti Freud in persona con ancora il tovagliolo bianco al collo per il pranzo che gli chiede: “Lei è un giornalista?”. Alla risposta affermativa Freud indica la porta al cronista del “Die Stunde”. Il futuro regista prova a insistere, ma lo psicanalista è irremovibile. L’intervista non comincia nemmeno. Ma Wilder la ricorderà, parole sue, come uno “dei momenti epocali della mia carriera”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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