Quando e come la Grecia uscirà dall’euro

Il Paese è a rischio collasso entro l'estate

Tensione greca altissima e occhi degli osservatori del mondo puntati sulla Grecia per capire come si concluderà la gravissima vicenda politica ed economica che travolge il Paese. Anche Forbes, autorevole fonte dell’informazione economica e finanziaria, in un editoriale che cita anche le osservazioni di Nomura, tra le più quotate banche d’affari del mondo, guarda con apprensione a un collasso che influenzerebbe anche il dollaro oltre a molte multinazionali esposte in zona euro.

Di fronte all’anarchia politica del paese, incapace di trovare una sintesi per formare un governo di unità nazionale, la temuta svolta con conseguente uscita dalla moneta unica non sembra essere più solo un’utopia. Tanto più se, con la prospettiva di una nuova tornata elettorale, fosse la sinistra a prendere il sopravvento formando un governo di coalizione guidato da Alexis Tsipras, che non ha mai nascosto il desiderio di rinegoziare le condizioni troppo severe degli aiuti della triade che governa l’Europa, Ue, Bce, Fmi. Una rinegoziazione che secondo Jens Nordvig, responsabile della divisione di ricerca sul reddito fisso presso Nomura Securities, è abbastanza risicata, al netto di qualche piccola concessione simbolica che però non sposta molto gli equilibri della vicenda. Ovvero che la mancanza del rispetto delle regole, e la venuta meno di un compromesso accettabile da parte greca sul rigore, potrebbe portare al collasso definitivo nei mesi successi al secondo turno elettorale.

Senza i finanziamenti che arrivano copiosi dall’eurozona il governo non riuscirebbe mai a far fronte al pagamento del debito. Trovandosi a corto di euro, il sistema bancario non potrebbe più assolvere al programma di liquidità speciale. Ed ecco che la fine della fase assistenziale, porterebbe il Paese all’incapacità di fornire moneta in euro. Molto probabile, poi, la corsa agli sportelli bancari per ritirare i propri depositi in euro, che per molti greci avrebbero più il valore di riserva che di moneta da spendere sul mercato, pur valendo l’euro più della potenziale seconda dracma. Se i negoziati cessano, è pensabile, secondo le previsioni, che questo scenario si potrebbe verificare addirittura in estate, quando dovrebbe arrivare l’erogazione del trimestre successivo.

In ballo ci sono anche i debiti in mano a investitori e privati, oltre che alle banche stesse, con conseguente rinegoziazione del debito con pesanti svalutazioni per i titolari di titoli greci, da convertire in dracma, formalizzato il passaggio alla vecchia moneta per le operazioni di cassa.  Anche le analisi più banali, sottolinea Forbes, suggeriscono, tenendo conto degli attuali tassi nazionali di cambio e del rischio inflazione, che una nuova dracma sarebbe già svalutata del 50-60%. Salari dimezzati, insomma, e grave perdita del potere di acquisto. Il sistema bancario insomma potrebbe crollare, e la ricaduta maggiore cadrebbe sulle aziende, con pochissimo margine per finanziare le operazioni quotidiane.

Inflazione stellare quindi, ma anche un rialzo dei tassi di interesse da parte della Banca centrale di Atene per arginare un'eventuale esplosione dei prezzi, con ricaduta su famiglie e imprese. Un caos, insomma, sul modello argentino, che potrebbe lambire tutta l’eurozona, avendo il Paese debiti con i creditori. Essendo le banche greche, al netto del piano di salvataggio della Bce, tecnicamente insolventi, in caso di uscita dall'euro, senza un nuovo processo di ricapitalizzazione, la Bce potrebbe trovarsi in mano, secondo stime, un controvalore di 160 miliardi di euro di titoli o crediti spazzatura, non potendo le banche rimborsarli. L’onda d’urto della crisi greca, insomma, potrebbe far tremare l’edificio europeo dalle fondamenta, non fosse altro per l’instabilità che creerebbe, anche in paesi come Portogallo e Irlanda, mettendo a serio rischio l’afflusso di capitali esterni in un a zona dove il premio di rischio è ormai troppo elevato.

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