Quando i Mammut nani vivevano in Sardegna

Adriano Porqueddu
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AGI Chissà quante volte i bagnanti di Alghero hanno steso il telo da mare sopra quella zanna di Mammut nano, ritrovata solo di recente da Marco Zedda, professore associato di Anatomia degli animali domestici nel dipartimento di Veterinaria e docente di Archeozoologia dell'università di Sassari.

"Un ritrovamento alla luce del sole", racconta lo studioso all'AGI, "sugli scogli del litorale di Alghero, in una zona molto frequentata vicino ai Bastioni e all'ombra di un noto hotel".

Una scoperta importante, perché la zanna di 48 centimetri è quasi intera. Il reperto consente, per la prima volta, di decifrare le caratteristiche del 'Mammuthus Lamarmorai' vissuto nel Pleistocene: "Un fossile su una formazione di rocce di 100 mila anni fa che come un orologio permette di datare quel Mammut", rivela Zedda che è autore, con Maria Rita Palombo, di una ricerca appena pubblicata sulla rivista 'Alpine and Mediterranean Quaternary', dal titolo 'New evidence for the presence of endemic elephants from the late pleistocene of Alghero'.

Il perché delle specie 'mignon' delle isole

"La zanna quasi integra è importante per determinare per la prima volta le dimensioni di quell'elefante", sottolinea il docente, "che nell'immaginario collettivo è quello mastodontico, ma questo non superava il metro e mezzo di altezza e i 700-800 chilogrammi di peso".

Si tratta di una specie che rientra in quel fenomeno del nanismo insulare: "Un fenomeno universalmente accettato, poiché in tutte le isole del mondo le specie insediatesi si sono ridotte assumendo dimensioni più piccole".

Le teorie che spiegano questa particolare evoluzione nelle isole sono principalmente due: "L'animale di piccole dimensioni riesce a termoregolarsi e sopravvivere a condizioni avverse di temperature", spiega Zedda, "una strategia dell'evoluzione per la conservazione della specie. Un'altra teoria parla di riduzione associata a una maggiore prolificità, in quanto negli animali più piccoli il tempo di gravidanza si riduce garantendo così un migliore successo evolutivo della specie".

La presenza del Mammut nano in Sardegna era già nota, il primo ritrovamento risale alla fine del'800 nell'Iglesiente quando venne ritrovato un frammento osseo, poi frammenti nel Sinis e altri due ad Alghero, ma la zanna intera scoperta dal professor Zedda rappresenta il ritrovamento più importante. "E' la conferma inequivocabile che la zona di Alghero è ricca di testimonianze paleontologiche". Il Mammut non è l'unica specie del Pleistocene in Sardegna: "Ad Alghero anche il

, ma con delle grandi corna. Contemporaneo al Mammut, sono stati ritrovati i palchi (appendici ramificate) molto grandi". "Sono testimonianze", conclude lo studioso, "che andrebbero valorizzate anche dal punto di vista divulgativo, espositivo e in chiave turistica".