"Quando a Rieti si calava dal balcone per andare a giocare a basket". Kobe Bryant e il suo amore folle per l'Italia

Gianni Del Vecchio
Former Los Angeles Lakers' Kobe Bryant speaks with members of the media at Andrew Hamilton School in Philadelphia, Thursday, March 21, 2019. (AP Photo/Matt Rourke)

Rieti, 1984. Si gioca un torneo di minibasket, uno dei tanti in giro per l’Italia. La scena che si vede è forse unica nel suo genere. C’è un bambino che in campo fa tutto: segna, ruba il pallone dalla rimessa degli avversari, segna ancora. Tanto che a un certo punto tutti gli altri nove giocatori scoppiano in lacrime: i cinque avversari perché non riescono a fermarlo, i quattro compagni perché non toccano palla. A quel punto all’allenatore non tocca che sostituirlo. Ma il piccolo Kobe Bryant, che già intendeva il basket come centro della propria vita, non ci sta: non va in panchina ma torna addirittura dalla mamma sugli spalti, strepitando contro il suo coach. Un bel caratterino per un bambino di sei anni. L’aneddoto, presente nel libro Un Italiano di nome Kobe del collega Andrea Barocci, sintetizza alla perfezione il carattere e la tigna di Kobe Bryant, campione assoluto del basket americano, che è scomparso tragicamente in un incidente d’elicottero nei dintorni della sua Los Angeles. Ma soprattutto accende un faro su quanto siano stati importanti i suoi anni italiani. Un altro aneddoto è anche più esplicativo. Siamo sempre a Rieti e lui ha ancora sei anni. “A lui il basket  non basta mai: i canestri sono il suo regno incantato, la palla il suo tesoro - scrive Barocci - A tal punto che, quando la madre gli dice basta, lui si dà alla fuga: si cala dal balcone, passa dal retro della villa, attraversa una strada a scorrimento veloce, in un tratto tuttora considerato pericoloso per i pedoni, e si fionda al campetto parrocchiale all’aperto dei Padri Stimmatini”. 

 Kobe Bryant e l’Italia. Il rapporto della stella Nba - forse seconda solo a Michael Jordan - con l’Italia è profondo e indelebile. Kobe parlava perfettamente l’italiano, perché ci ha passato sette anni, quelli più importanti ovvero quelli dell’infanzia, dai 6 ai 13. Ha seguito il padre, Jo, anche lui giocatore di basket, negli anni a Rieti - appunto - ma anche a...

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