Quando Thom Yorke sussurra fra i capelli di Dajana Roncione

Di Giuseppe Fantasia
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Photo credit: Franco Origlia - Getty Images
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From Marie Claire

“You’re just like an angel
Your skin makes me cry
You float like a feather
In a beautiful world
I wish I was special
You’re so fuckin’ special”

(Sei come un angelo, la tua pelle mi fa venir da piangere, volteggi come una piuma in un mondo bellissimo ed io vorrei essere speciale, sei così dannatamente speciale)

Arrivano insieme, mano nella mano, lui in total black, lei con un abito lungo e rosso come il red carpet della Festa del Cinema di Roma 2020 che con loro chiude in bellezza tra musica, parole, sorrisi e abbracci e per un attimo – quando lui le si avvicina all’orecchio sinistro per baciarla - immaginiamo che le dica anche questa frase che anticipa il ritornello di Creep, una delle canzoni/simbolo dei Radiohead di cui è frontman, solo che lui “creep”, “sfigato”, non lo è affatto. Stiamo parlando di Thom Yorke, 52 anni, e dell’attrice Dajana Roncione, neo sposi da poco più di un mese con tanto di matrimonio scenografico nella terra di lei, a Villa Valguarnera, a Bagheria, lì dove Ferzan Ozpetek ha girato La Dea Fortuna. Con Dajana, dopo un periodo di buio (la prima moglie, Rachel Owen, da cui ha avuto due figli, è morta di cancro quattro anni fa) e di solitudine non soltanto professionale (negli ultimi tempi si è dedicato alla sua carriera solista realizzando la colonna sonora del remake di Suspiria e l’album Anima, mentre l’ultimo album con la band, A moon shaped pool, è del 2016), è arrivata una nuova ‘luce’, pronta a fare crescere e germogliare una nuova vita e un nuovo album con il suo braccio destro Johnny Greenwood.

Photo credit: Franco Origlia - Getty Images
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Lo conferma lui stesso durante l’incontro con un pubblico romano in delirio, ma perfettamente distanziato tra mascherine e altri accorgimenti anti-Covid, a cui regala una speciale lezione di musica e di cinema nonostante la timidezza che non stenta a nascondere. Incontri ravvicinati del terzo tipo di Spielberg è uno dei suoi film preferiti, meno il compositore John Williams (“non sono un suo grande fan, ma probabilmente è colpa mia, dovrei approfondirlo meglio”), ma quella colonna sonora, “quelle cinque note aliene”, come le definisce, lo tormentano da quando era piccolo. “Avevo solo 8 anni quando iniziarono a entrarmi in mente al punto da diventare ossessionato dagli alieni”, spiega. “Quelle cinque note sono comunque entrate nella storia”.

Yorke vive di musica e questo si percepisce quando si emoziona parlando di un altro suo film preferito, Oltre il giardino, con uno dei suoi attori di culto in assoluto, Peter Sellers, ma il cuore, da tempo, oramai batte forte per Dajana, seduta in prima fila nella sala Sinopoli dell’Auditorium dedicato a Morricone, a cui manda spesso dei cenni che sono dei codici comprensibili solo tra due innamorati, ogni tanto anche dei baci. Lei lo confonde e lo rapisce, ma poi Thom torna in sé, respira normalmente e ricorda la collaborazione con Luca Guadagnino che gli chiese di comporre la colonna sonora di Suspiria - l’unica da lui composta per il cinema - ponendogli proprio il tema del respiro. “Luca voleva questi suoni – spiega lui - ma non sapevo se ero in grado di realizzarli. Decisi allora di chiudermi in studio per due settimane facendo esclusivamente respiri, ne ero evidentemente ossessionato”. A consigliarlo in questo caso fu Jonny Greenwood. “Mi disse una cosa strana e cioè che avrei dovuto pensare e scrivere la musica partendo direttamente dalla sceneggiatura. Mi disse letteralmente: ‘esplora la musica dentro di te prima del film, perché quando lo vedrai avrai il blocco’. Aveva perfettamente ragione. Se avessi passato mesi a parlare con Luca del concetto che stava dietro al suo progetto, non ce l’avrei mai fatta. Per renderlo al meglio, ho portato me stesso sul film prima che film mi arrivasse. Noi musicisti dobbiamo fare così: non possiamo reagire al film, dobbiamo prevenirlo”.

Photo credit: Getty Images
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Scena di culto, vista quando aveva dodici anni, è quella del viaggio spazio/temporale a dimensione onirica di 2001 Odissea nello Spazio di Kubrick. “Ho visto e rivisto questa sequenza centinaia di volte, ma solo da adulto ho capito che in essa c’è la sintesi perfetta di immagini e suoni”, racconta Yorke. “In essa il mio cervello, diviso fra immagini e musica, trovava una sua armonia, con essa posso dire che ho visto Dio”. Poi ride, ma diventa di nuovo serio quando si rivolge al pubblico ricordando che in questo momento più che mai, c’è bisogno di forza, di coraggio e di responsabilità. “È duro, ma necessario essere qui: le persone hanno bisogno di comunicare e di stare insieme. Questo vale nel cinema come nella musica. È limitante collaborare online, perché si perde contatto e la comprensione. Impegniamoci e stiamo attenti oggi per poter tornare a fare quello che facevamo domani, magari anche meglio di prima”. Seguono lunghi applausi, il tempo a disposizione è finito. Lui si alza e, quasi contemporaneamente, si alza anche Dajana (“la mia adorabile moglie”) che sorpassa la sicurezza e nel frattempo si toglie per un istante la mascherina. Lo fa solo per baciarlo.