Quando una scossa da 6.3 sfregiò L'Aquila e la provincia

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 AGI Il sei aprile 2009, alle ore 3.32 la terra tremò e una violentissima serie di scosse, la più forte di magnitudo di 6,3, devastò L'Aquila e molte aree della provincia. Fu solo l'inizio di una grande tragedia. Per molti mesi la terra non ebbe pace. Le macerie e il dolore, vennero accompagnati per mesi da eventi sismici senza fine.

Oggi, come ogni 6 aprile, è il giorno del ricordo. A 12 anni dal terremoto in Abruzzo, la pandemia ha impedito, per la seconda volta consecutiva, la tradizionale fiaccolata della memoria. La sostituiscono le fiammelle delle candele poste sui davanzali delle abitazioni, non solo a L'Aquila ma in tutta Italia per unire il dolore e il ricordo per le 309 vittime del sisma alle più recenti perdite dovute al Covid: 160 solo nel capoluogo abruzzese dall'inizio dell'emergenza sanitaria.

Il fascio di luce azzurra di sei fari proiettato verso l'alto e l'accensione del braciere sono diventati i nuovi segni distintivi della commemorazione, cui si sono aggiunti i dolorosi 309 rintocchi di campana e la lettura dei nomi delle vittime. 

“La casa dello studente rappresenta uno dei simboli tra i più dolorosi del terremoto che ha colpito L'Aquila nel 2009", ha ricordato il presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio durante la commemorazione davanti alla Casa dello studente. "Il fatto che abbia coinvolto giovani vite ci tocca profondamente", ha aggiunto, "le ferite di quel drammatico evento si vedono a occhio nudo nonostante la ricostruzione stia finalmente decollando e si cominci a rivedere una città restituita alla vita”.

Una cerimonia nel segno del ricordo e della speranza alla presenza, tra gli altri, del sindaco Pierluigi Biondi, del prefetto di L'Aquila Cinzia Torraco e del cardinale Giuseppe Petrocchi. Subito dopo il governatore ha raggiunto il Parco della Memoria di Piazzale Paoli. “Tutto questo ha proseguito Marsilio – ci aiuta a sperare e a guardare al futuro con ottimismo nonostante un anno di pandemia che ha aggravato una situazione socio economica già difficile da affrontare.

Del resto, siamo stati sempre capaci di risollevarci con uno spirito combattivo, sappiamo andare avanti e guardare al futuro con ottimismo che, siamo sicuri, ci riserverà grandi prospettive e soddisfazioni”.

Gli fa eco il presidente del Consiglio regionale Lorenzo Sospiri. “6 aprile 2009 – 6 aprile 2021, allora come ora, a distanza di dodici anni dal sisma che ha colpito L'Aquila, ricordiamo quella tristissima notte segnati come fummo per il resto dei nostri giorni, irrimediabilmente segnati, portatori di dolore che il tempo non è riuscito e giammai riuscirà a lenire”.

Ma cosa accadde quella terribile notte? Il sei aprile 2009, alle ore 3.32 la terra tremò e una violentissima serie di scosse, la più forte di magnitudo di 6,3, devastò L'Aquila e molte aree della provincia. In pochi istanti la città venne sfregiata e ridotta a un cumulo di macerie. Una catastrofe che colse nel sonno, senza dare scampo, migliaia di persone radendo al suolo case, monumenti, edifici storici, ospedali, università. Con loro anche la Casa dello Studente, che poi diventerà uno dei simboli del sisma, con le sue otto vittime. Ovunque case dilaniate o venute giù completamente.

Il bilancio finale fu un bollettino di guerra: 309 vittime, 1.600 feriti, di cui 200 gravissimi, 70mila sfollati tra cui 13 mila studenti universitari fuori sede. La frazione est della città, Onna, fu rasa completamente al suolo. La macchina dei soccorsi non tardò a mettersi in moto. Molte le persone che Vigili del fuoco e Protezione civile riuscirono a estrarre vive dalle macerie: tra queste Marta Valente, 24 anni di Bisenti (Teramo), studentessa di medicina, salvata dopo 23 ore; Eleonora Calesini, 21 anni, di Mondaino (Rimini), dopo 42 ore; Maria D'Antuono, 98 anni, di Tempera (L'Aquila), venne trovata viva dopo 30 ore. I feriti furono ricoverati negli ospedali di Avezzano, Pescara, Chieti, Ancona, Roma, Rieti, Foligno e Terni. L'ospedale "San Salvatore" dell'Aquila fu gravemente danneggiato, e feriti e degenti furono costretti a stare sui lettini e sulle barelle all'esterno dell'edificio, con temperature che scesero anche sotto lo zero nel corso della notte.

Oltre 35mila scosse, una media di una scossa ogni due minuti e mezzo furono registrate dal 6 aprile in poi. I primi movimenti tellurici erano stati registrati a dicembre 2008. Poi fu un continuo di scosse che allarmarono non poco la popolazione fino al terremoto distruttivo del 6 aprile. Alla solidarietà dell'Italia intera fece subito da contraltare la mano vigliacca che si era allungata nelle case sventrate dal sisma per rubare. Accade sempre subito dopo la scossa, quando la gente si precipita in strada mezza nuda e scalza, oppure in pigiama e ciabatte. Mentre tutt'intorno era già morte e le macerie avevano inghiottito persone e cose.