Quanti morti avremmo potuto evitare con un campagna vaccinale più spedita e omogenea? L'analisi del Nyt

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I dati sui decessi del New York Times (Photo: getty e New York Times)
I dati sui decessi del New York Times (Photo: getty e New York Times)

I vaccini contro il covid-19 salvano vite. In tutti i Paesi in cui sono state intraprese efficaci campagne vaccinali, si è registrato un netto calo della mortalità rispetto all’inizio della pandemia. Ma quante morti avremmo potuto evitare se la campagna vaccinale fosse andata a ritmo spedito ovunque? Il New York Times ha cercato di rispondere a questa domanda realizzando un’indagine, incentrata sugli Stati Uniti. “L’obiettivo era fare una stima di quante vite avrebbero potuto essere salvate se tutti gli stati fossero riusciti a vaccinare i propri residenti con la stessa rapidità dello stato con il più alto tasso di vaccinazione (il Vermont nel periodo in cui abbiamo fatto l’indagine)” scrive il giornale. Il risultato è stato sorprendente. Durante l’ultima ondata di covid, a luglio e agosto scorsi, si sarebbero potuti prevenire almeno 16mila decessi, secondo il giornale, se tutti gli stati avessero tassi di vaccinazione alti quanto il Vermont. E il New York Times avverte che il numero di vite che avrebbero potuto essere salvate aumenterà, a meno che i tassi di vaccinazione negli stati in ritardo non migliorino.

Il grafico realizzato dal New York Times (Photo: New York Times)
Il grafico realizzato dal New York Times (Photo: New York Times)

Il giornale ha spiegato il metodo d’indagine utilizzato per realizzare i grafici. Sono stati osservati i numeri di decessi in ogni stato separatamente e si è supposto che le persone non vaccinate con Pfizer, Moderna e Johnson & Johnson siano morte a causa del covid undici volte in più rispetto a quelle vaccinate. Inoltre lo studio ha analizzato i gruppi di persone di età tra i 18 e i 64 anni e quelli maggiori di 65 separatamente, perché presentano tassi di mortalità e di vaccinazione molto diversi. Utilizzando questo metodo di studio si sono ottenuti i dati precedentemente elencati.

Ma il New York Times si è spinto oltre. E ha rilevato, attraverso il sondaggio, che le persone negli stati colorati di blu, democratici e che quindi hanno votato Biden, hanno il 59% di probabilità in più rispetto ai cittadini degli stati repubblicani di dire di essere state vaccinate. Come risultato di questo divario, la non vaccinazione ha consentito quasi 12mila morti evitabili negli stati rossi (che hanno votato per Trump) nei mesi di luglio e agosto, più del doppio dei 4.800 negli stati blu (che invece hanno votato per Biden).

La differenza tra le morti che si sarebbero potute evitare negli stati rossi e blu (Photo: New York Times)
La differenza tra le morti che si sarebbero potute evitare negli stati rossi e blu (Photo: New York Times)

Il New York Times sottolinea come sia grave che la campagna di vaccinazione non sia stata ugualmente rapida in tutti gli Stati e che vi sia un tale divario tra i democratici e repubblicani. “Questa è una tragedia, perché i vaccini sono una conquista miracolosa e non sono di parte. Sono stati creati con la leadership e gli investimenti di società americane, sviluppati sotto un presidente repubblicano e distribuiti sotto un presidente democratico” scrive il giornale.

Il calo di mortalità in Italia grazie ai vaccini

I dati del New York Times trovano un riscontro anche nei dati sulla campagna vaccinale in Italia. Uno degli effetti più importanti registrati grazie alla sua accelerazione infatti è stato proprio il calo della mortalità, soprattutto tra le persone più anziane. In Italia i decessi causati dal covid hanno superato ieri i 130mila, ma negli ultimi mesi la curva di mortalità ha iniziato a scendere. Secondo un rapporto dell’Istituto superiore di sanità (Iss) pubblicato lo scorso aprile, il tasso di mortalità tra le persone con più di 80 anni ha piegato verso il basso a partire dalla terza settimana di marzo 2021. In quel mese infatti si è interrotto il calo dei decessi totali che era in atto dal picco della seconda ondata epidemica di novembre 2020, con la curva che ha invertito la tendenza rispetto al primo bimestre del 2021. Tanto che i decessi totali registrati dall’Istat tra il marzo 2020 e il marzo 2021 sono scesi del 70% nella classe degli over 80. E del 26% nella fascia 65-79 anni.

Tasso di mortalità per covid (Photo: Iss)
Tasso di mortalità per covid (Photo: Iss)

In un altro grafico, realizzato dall’analista Lorenzo Vegro con i dati pubblicati dall’Istituto superiore di sanità, si è evidenziata la distribuzione dei decessi per fascia d’età ed è stato rilevato che la percentuale dei decessi tra le persone con più di 80 anni è passata dal 64,6% registrato all’inizio di gennaio 2021 fino al 48,1% di fine aprile, con un calo costante dall’inizio dell’anno.

Il grafico dell'analista Lorenzo Vegro (Photo: Twitter)
Il grafico dell'analista Lorenzo Vegro (Photo: Twitter)

Nel sesto rapporto dell’Iss dello scorso giugno si è registrato che il rischio di morte è stato ridotto del 95% dopo 7 settimane dalla prima dose di vaccino. Nel rapporto del 1 di settembre, l’Iss scriveva poi che il tasso di decesso era quindici volte più alto nei non vaccinati rispetto ai vaccinati con ciclo completo (5,3 vs 0,3 per 100.000 abitanti). Secondo l’Istituto, in questa momento, l’efficacia nel prevenire il decesso è pari all’84% per la vaccinazione con ciclo incompleto e pari al 96,6% per la vaccinazione con ciclo completo. L’Iss ha ancora scritto, nel rapporto dell′8 settembre, che negli ultimi 30 giorni il tasso di decesso è quindici volte più alto nei non vaccinati rispetto ai vaccinati con ciclo completo (76,2 vs 5,0 per 100.000 abitanti).

Certo, è da sottolineare il ritardo con cui si è proceduto in Italia alla vaccinazione delle persone più anziane, soprattutto quelle appartenenti alle classi di età 70-90+ che hanno pagato il più alto contributo in termini di decessi (95% dei deceduti). Solo il 23 maggio 2021, data alla quale erano stati somministrati circa 30 milioni di dosi, circa 400mila persone over 80 e quasi 2 milioni di settantenni non erano stati ancora sottoposti alla somministrazione della prima dose di vaccino anticovid. E sono proprio queste le morti evitabili di cui parla il New York Times. Con l’intensificarsi della campagna però i dati sono cambiati.

Il calo di mortalità in Europa

Anche in Europa la campagna vaccinale ha permesso di salvare numerose vite. Secondo un’indagine di Ispionline, realizzata sulla base di dati EuroMoMo, tra febbraio e metà giugno 2021 i vaccini in Europa avevano probabilmente già salvato circa 113mila vite. Nell’analisi effettuata da Ispionline si nota come, dopo la prima parte del 2021, ovvero quando inizia la diffusione dei vaccini, la mortalità totale crolli. Ma più in particolare è emersa un’inversione di tendenza negli eccessi di mortalità. E cioè è sceso sensibilmente il livello di mortalità degli over 85 perché su di loro la campagna vaccinale ha già fatto effetto. Mentre le persone comprese tra i 45 e i 74 anni hanno continuato a far registrare eccessi di mortalità ancora elevati, intorno al +10% per diverse settimane. Pian piano poi anche il tasso di moralità in quella fascia d’età ha cominciato a ridursi. Secondo Ispi, tra inizio febbraio e il 13 giugno 2021, nei 23 Paesi europei, più Israele, l’eccesso di mortalità nella fascia d’età degli over-65 è stato di 57.000 persone circa. “Senza le vaccinazioni questo eccesso sarebbe stato di circa 170.000 persone. Le vaccinazioni avrebbero dunque evitato la morte di circa 113.000 persone, concentrate per il 64% tra gli over-85, per il 31% in persone di età compresa tra 75 e 84 anni, e per il 5% in persone di età compresa tra i 65 e i 74 anni di età” ha osservato Ispionline.

Nell’analisi dell’Ema sul numero dei decessi totali negli ultimi due anni, si è rilevato che tra marzo 2020 e luglio 2021 sono stati registrati circa 880 000 decessi aggiuntivi nell’Ue, rispetto al numero medio degli stessi mesi del 2016-2019. In particolare all’inizio di marzo 2020 il numero di decessi è aumentato rapidamente in alcuni Stati membri. Tra i 27 paesi dell’UE e dei 4 paesi dell’EFTA (European Free Trade Association), nel 2020 si sono verificati 540mila decessi in più rispetto a quelli annuali negli anni 2016-2019. Durante la seconda ondata più ampia (ossia da ottobre a fine dicembre 2020), si sono verificati 340.000 decessi aggiuntivi. Verso fine aprile e maggio 2021 la tendenza generale dei decessi ha indicato invece un sensibile calo, con il numero di decessi che è sceso verso il valore di riferimento registrato tra il 2016 e il 2019. A giugno e luglio 2021, il numero complessivo di decessi è ulteriormente diminuito, vicino al livello di riferimento registrato nel 2016-2019. Proprio in corrispondenza di una maggiore diffusione ed efficacia delle campagne vaccinali.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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