Quanti sono i 'totiani' pronti a lasciare Forza Italia e cosa potrebbero fare

marco bazzucchi

Una pattuglia parlamentare formalmente all'opposizione, come la formazione di provenienza, ma con uno spiccato feeling verso la Lega. Potrebbe essere questa una delle novità più rilevanti connesse alla rottura di Giovanni Toti con Forza Italia e alla creazione di 'Cambiamo insieme', il nuovo soggetto politico che sarà tenuto a battesimo a Matera a inizio settembre.

Il governatore della Liguria è stato estremamente chiaro sulla necessità di una forza saldamente installata nel centrodestra e leale, senza ambiguità di sorta, a Salvini, e lo ha ricordato anche oggi. Non a caso la maggior parte delle critiche riservate al progetto berlusconiano 'Altra Italia' si sono concentrate su questo punto e su un'insostenibile equidistanza dal Pd.

In Parlamento, stando alle pubbliche dichiarazioni di lealtà e a chi è venuto allo scoperto in occasione della kermesse del Brancaccio di inizio luglio, Toti conterebbe sicuramente su 6 senatori e 8 deputati, ma dal suo entourage assicurano che al momento opportuno "molti altri" usciranno allo scoperto e si schiereranno col governatore della Liguria. Non abbastanza per costituire un gruppo parlamentare autonomo (cosa che al Senato è vietata esplicitamente dal nuovo Regolamento, proprio per porre un argine alle 'transumanze' tra gruppi) ma di certo un buon viatico per incidere sulla vita politica e sulle dinamiche interne del centrodestra, in virtù dei margini di maggioranza al Senato.

Il margine, attualmente, non è rassicurante (la maggioranza è a quota 165) e la sofferenza emerge ogni volta che a Palazzo Madama approda un provvedimento "sensibile", a cui uno dei due partiti di governo tiene in maniera particolare, come il dl Sicurezza per la Lega. Provvedimenti su cui spesso occorre porre la questione di fiducia, per smorzare sul nascere ogni tentativo di agguato da parte dei 'dissidenti'.

E se spesso i senatori FI hanno votato a favore dei provvedimenti proposti dal Carroccio, come nel caso del primo decreto Sicurezza o della legittima difesa, una "riserva" di voti controllati da un esponente che gode di un rapporto privilegiato con Matteo Salvini, potrebbe rappresentare un vantaggio non da poco per la Lega.

 "A differenza delle altre scissioni - spiega Paolo Romani - noi faremo un comitato promotore nazionale, poi faremo comitati promotori regionali e provinciali. Partiremo dalla base, dalla periferia, non facciamo una scissione di Palazzo, come è avvenuto in altre occasioni. Ai gruppi parlamentari si arriva alla fine. Non è la solita operazione di Palazzo - aggiunge - dove 20/30 parlamentari decidono se sostenere o meno il governo ma cerchiamo di fare un'operazione che nasce dal basso. È quello che avevamo chiesto in Forza Italia ma che non è potuto accadere".

Carfagna non lascia ma tiene il punto

Intanto, sul fronte FI, Mara Carfagna ha fatto filtrare la propria netta determinazione a rimanere dentro il partito, smontando sul nascere ogni ricostruzione che voleva anch'essa in procinto di uscire. La vicepresidente della Camera ed ex-coordinatrice 'azzurra', pur essendo in Sardegna, ha fatto sapere che non vedrà Silvio Berlusconi, col quale però tiene a precisare che non esiste alcun problema personale.

Nei prossimi giorni, il suo impegno sarà di dare voce, dall'interno, al malcontento manifestato anche nelle ultime ore dai militanti per l'esito del tavolo delle regole e il brusco azzeramento dei coordinatori da parte del Cavaliere. Una battaglia, quella della Carfagna, che si annuncia ardua, se si considera quanto affermato oggi dal vicepresidente Antonio Tajani in un'intervista radiofonica: "Dentro FI non c'è nessun duello - ha detto Tajani - il leader è e rimane Silvio Berlusconi. Non esistono delfini. Dovremmo tutti prendere molte lezioni di nuoto, prima di nuotare come lui".