Quanto è facile attentare al Papa

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[Appendice al libro “Giudizio Universale” di Gianluigi Nuzzi, edito da Chiarelettere]

Un attentato in piazza San Pietro gremita di fedeli, papa Francesco nel mirino di un gruppo terroristico che cerca di ucciderlo nei sacri palazzi: storie da thriller e da film a buon mercato. Ma se diventassero realtà, se si realizzassero, cambierebbero la storia del mondo. Dunque c’è da domandarsi: il pontefice, la basilica di San Pietro, l’intero Vaticano sono davvero protetti come immaginiamo, la sicurezza è ai massimi livelli?

Gli uomini di Bergoglio se lo sono chiesti nel 2014, consapevoli che questo papa si sarebbe creato tanti nemici fuori e dentro la Chiesa. Così, alcuni di loro, in segreto, hanno dato vita a quella che sarà chiamata “operazione san Michael”, in onore di san Michele Arcangelo, protettore della Gendarmeria.

Hanno commissionato a degli esperti del ministero dell’Interno spagnolo la verifica sulla sicurezza di Francesco, Benedetto XVI e dei luoghi simbolo della cristianità, a iniziare da piazza San Pietro sino alla residenza estiva di Castel Gandolfo.

Un lavoro delicatissimo mai compiuto prima, affidato a una squadra di analisti che per giorni, settimane, ha osservato questo piccolo mondo in cerca di falle. Dalle acque reflue al cibo, dalla sicurezza ai varchi d’ingresso alla residenza di Ratzinger, ogni situazione visibile è stata monitorata, entrando persino in Santa Marta, salendo al piano dove vive il pontefice. Tutto ciò all’insaputa dei responsabili della sicurezza, monsignori, cardinali e del papa.

Il risultato è questo dossier riservato, presentato in duplice copia, in inglese e spagnolo, che qui viene reso pubblico per la prima volta. I pochi omissis segnalano criticità che, se rese note, potrebbero costituire un pericolo concreto per il santo padre, perché ancora oggi, sebbene siano passati cinque anni dalla loro individuazione, non sono state sanate, almeno non completamente.

Pagina dopo pagina, infatti, emerge un quadro...

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