Quanto ci fidiamo di Conte?

Giuseppe Colombo
Cgil Cisl Uil

“Io mi fido di noi, intanto. Spero di potermi fidare dell’intelligenza della politica”. Eccola Annamaria Furlan, la numero uno della Cisl: fuori dal guscio dei toni misurati, in una veste combattiva inedita. Sul palco delle Giornate del Lavoro della Cgil, seduta tra Maurizio Landini e Carmelo Barbagallo in quella che è la fotografia di un sindacato che ambisce a mostrarsi e a diventare unitario. È lei a misurare quel “mi fido” che è diventato il girotondo dei primi giorni del nuovo governo. I sindacati si fidano l’uno dell’altro e danno credito anche al “nuovo” premier Conte, quello che li ha invitati a remare insieme. Durante il dibattito moderato da Lucia Annunziata emerge chiaramente un’apertura, anche se condita di sentimenti contrastanti che vanno dalla speranza al dubbio. L’apertura di credito c’è e ha una scadenza imminente: la manovra. E però sul lungo periodo che quel “mi fido” rischia di non reggere più perché l’agenda che i tre leader immaginano per il Paese non combacia con le necessità del governo.

Infrastrutture e tasse sono le due grandi questioni che premono su questo rischio. Ma è bene procedere per ordine. Barbagallo, che padroneggia ironia e giudizi tranchant, indica l’orizzonte entro il quale sarà misurata l’affidabilità delle promesse fatte da Conte e dai suoi ministri: “Mi fido fino a quando vedrò cosa c’è scritto”. La scrittura fa riferimento alla Nota di aggiornamento al Def, la cornice della manovra che il Tesoro dovrà rendere nota entro il 27 settembre. Dai numeri che misurano lo spazio di azione del governo si capirà se quei titoli che oggi corrispondono al nome di taglio del cuneo fiscale e salario minimo si tradurranno in qualcosa di concreto e cioè in buste paga più pesanti per i lavoratori e in una legge capace di dare agli stessi lavoratori la sicurezza di non scendere oltre una soglia minima di retribuzione. Landini prende la parola per ultimo e chiude il cerchio: “Se...

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