Quanto inquinano streaming e videogiochi

Paolo Fiore

Il traffico dati si moltiplica, il digitale cresce. Ma “l'impronta ambientale” del settore Ict resta stabile. E in futuro potrebbe ridursi. Lo afferma il rapporto “A quick guide to your digital carbon footprint” di Ericsson che, pur ammettendo quanto sia complicato pesare l'impatto di un intero settore, ha fatto due conti per confermare o smentire alcune convinzioni piuttosto diffuse.

Le emissioni dell'Ict

I dati, prima di tutto: le emissioni dell'Ict lungo l'intero ciclo di produzione e consumo (cioè dalla costruzione dei dispositivi al loro utilizzo fino allo smaltimento) rappresentano l'1,4% di quelle globali. E non crescono in proporzione al consumo. Anzi, non crescono affatto. Tra il 2010 e il 2020, il traffico dati si è decuplicato (superando i 2500 milioni di terabyte), con una crescita verticale negli ultimi cinque anni. L'impronta ambientale dell'Ict, invece, è rimasta stabile.

Nonostante cloud, streaming e smartphone con schermi sempre più grandi. Anche il peso sul consumo elettrico globale sembra tutto sommato contenuto: è il 3,6% del totale, mentre l'Ict vale circa il 6% dell'economia mondiale. Secondo la ricerca non dovrebbero esserci impennate. Anzi. Se l'energia consumata dal settore fosse prodotto interamente da fonti rinnovabili, l'impronta ambientale potrebbe ridursi dell'80% rispetto ai livelli attuali. Chiaro: non è una prospettiva semplice né tantomeno immediata, ma alcuni grandi produttori stanno già andando in questa direzione.

L'impatto dell'intelligenza artificiale

Guardando in prospettiva, l'indagine di Ericsson non si pronuncia sugli effetti che potrebbero avere nuove tecnologie come machine learning e intelligenza artificiale. Lo studio afferma che si tratta di applicazioni ancora troppo giovani per predire un loro impatto a livello energetico. È vero: la capacità di elaborazione che esigono potrebbe generare consumi maggiori. Ma dipenderà dalla scala di utilizzo.

A rendere ancora più complicata la previsione c'è poi un altro fattore: machine learning e intelligenza artificiale hanno un elevato potenziale proprio nella “gestione dei consumi”. Possono infatti individuare fonti di spreco e guidare verso comportamenti più virtuosi. In definitiva, spiega Ericsson, l'impatto non dipenderà dalla tecnologia in sé ma “dal suo utilizzo”.

L'Ict inquina quanto l'aviazione?

Nel 2015, l'impatto ambientale del comparto Ict è stato di circa 730 milioni di tonnellate di CO2-equivalente all'anno, quello dell'aviazione arrivava a 800 milioni di tonnellate. Allora usare lo smartphone inquina quasi quanto volare? Non proprio. I due numeri rappresentano perimetri diversi. Le emissioni dell'Ict riguardano l'intero ciclo di un prodotto e di un servizio. Cioè non solo utilizzo ma anche produzione, distribuzione e smaltimento.

Le tonnellate dell'aviazione si riferiscono invece solo al consumo di carburante dei velivoli. Se si considerasse l'intera filiera, l'impronta ambientale dell'aviazione si moltiplicherebbe. C'è poi un altro elemento: solo il 10% della popolazione mondiale vola. Mentre il 70% ha a che fare con l'Ict. L'impronta ambientale pro-capite (se così si può dire) di un posto a bordo è quindi molto diversa da qualche ora passata online: le emissioni di carbonio di un viaggio transatlantico andata e ritorno sono pari a quelle generate dall'utilizzo di uno smartphone per oltre 50 anni.

Quanto consuma un video in streaming?

Non c'è una sola “impronta” dello streaming. Consumo di elettricità ed emissioni dipendono molto dal dispositivo che si utilizza. È comunque possibile dare dei riferimenti. Lo studio di Ericsson afferma che per raggiungere il consumo annuo di un frigorifero, una famiglia dovrebbe vedere in streaming circa 400 film tramite laptop collegato con un cavo al televisore. Cioè più di uno al giorno. Se si usasse lo smartphone, i film sarebbero 2900.

Confrontando il dispendio energetico con altre attività: guardare un paio d'ore di streaming sul portatile consuma più o meno quanto un'auto elettrica in 600 metri. Per navigare su smartphone per 5 minuti (rete e data center inclusi) serve un centesimo dell'energia che un bollitore elettrico impiega per portare a cento gradi un litro d'acqua.

I videogiochi sono energivori?

Consumo ed emissioni oscillano molto a seconda delle abitudini d'uso. Si parla spesso di quanto possano incidere i videogiocatori. È vero? Sì. Dipende sia dal comportamento degli utenti (i giocatori incalliti passano più tempo davanti a un display), sia dai dispositivi utilizzati (con capacità di elaborazione più elevata e schermi più grandi).

Lo studio di Ericsson ha individuato tre casi tipo, tra i quali sono possibili infinite sfumature. Steve è un grande fruitore di Ict: tiene lo schermo accesso 13 ore al giorno e ne passa 4 a giocare. Sarah è una consumatrice media: utilizza laptop, tablet e smartphone per 6 ore al giorno. Shala invece si limita allo smartphone, per quattro ore al giorno. Quanto inquinano? Per Shala i chili di CO2 equivalente sono appena 44 in un anno, ossia lo 0,6% di quanto produce in un anno. Le abitudini e i dispositivi di Sarah fanno lievitare il conto a 170 kg, pari al 2% delle sue emissioni annue. Steve “il videogiocatore” produce invece 500 kg di CO2-equivalente. Vuol dire che l'Ict costituisce il 7% della sua impronta ambientale complessiva (quindi cinque volte la media dell'intero settore sulle emissioni globali). 

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    Boris Johnson trasferito in terapia intensiva. Lo affermano i media britannici facendo riferimento alle informazioni diffuse da Downing Street sulle condizioni del premier, da 10 giorni positivo al coronavirus. "Dalla serata di domenica, il primo ministro è stato affidato alle cure dei medici del St Thomas’ Hospital, a Londra, dopo essere stato ricoverato con persistenti sintomi di coronavirus", le parole di un portavoce di Downing Street riportate dal Guardian. "Nel corso del pomeriggio, le condizioni del primo ministro sono peggiorate e, su consiglio del suo team medico, è stato trasferito nel reparto di terapia intensiva. Il primo ministro ha chiesto al ministro degli Esteri, Dominic Raab, di sostituirlo laddove necessario. Il primo ministro sta ricevendo cure eccellenti e ringrazia lo staff del servizio sanitario nazionale per il duro lavoro e l'impegno".Secondo il Guardian, Johnson è stato spostato in terapia intensiva nel tardo pomeriggio. Il premier sarebbe cosciente e sarebbe stato trasferito a scopo precauzionale, nel caso in cui avesse bisogno del supporto di un respiratore. "I miei pensieri sono con il Primo Ministro @BorisJohnson e la sua famiglia stasera. Gli auguro una pronta e completa guarigione", scrive su Twitter la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen.  Boris Johnson è "un amico", "un leader" e un uomo "forte, che non si arrende". Lo ha detto il presidente Usa Donald Trump durante la conferenza stampa sul coronavirus, spiegando che gli americani "pregano" per il premier britannico ricoverato in terapia intensiva. Trump ha anche detto di aver fatto contattare i medici di Johnson e di aver chiesto alle case farmaceutiche di aiutare Londra. "Prego per una rapida guarigione del primo ministro". Lo scrive in un tweet il sindaco di Londra Sadiq Khan, dopo la notizia del trasferimento. L'ospedale londinese nel quale è ricoverato il premier, il St Thomas, scrive ancora Khan, "ha alcuni dei migliori medici del mondo e non potrebbe essere in mani più sicure".  Anche il nuovo leader laburista Keir Starmer reagisce alla notizia del trasferimento del premier in terapia intensiva. "Notizia terribilmente triste - scrive in un tweet - Tutti i pensieri del Paese sono per il primo ministro e la sua famiglia durante questo momento incredibilmente difficile".  "Tutto il mio sostegno a Boris Johnson, la sua famiglia e il popolo britannico in questo momento difficile. Gli auguro di superare rapidamente questa prova". Così su twitter il presidente francese Emmanuel Macron. "I miei pensieri vanno a @BorisJohnson e tutto il popolo britannico. Ti auguro una pronta guarigione. Hai tutto il sostegno del governo italiano e il mio personale. Siamo tutti fiduciosi che il tuo Paese supererà questo momento difficile". Così il presidente del Consiglio Giuseppe Conte su Twitter. "Il popolo italiano è con il Regno Unito in questi momenti difficili. Siamo uno per l'altro. Guarisci presto @BorisJohnson". Così il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, in un tweet, in inglese, diffuso dal profilo della Farnesina. "Auguri di pronta guarigione a @BorisJohnson e vicinanza alla sua famiglia e al popolo inglese in questo momento difficile. Vinceremo insieme la battaglia contro il Covid_19", scrive su Twitter il ministro dell'Economia Roberto Gualtieri.

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    "La Germania ha grandissime virtù e pochissimi difetti, solo qualche volta pone le sue grandissime virtù al servizio dei suoi pochissimi difetti" scrive in un articolo sul Il Sole 24 l'ex ministro dell'Economia dei governi Berlusconi Giulio Tremonti.Tanto che oggi, “in un momento in cui la Germania pensa di avere solo grandissime virtù e nessun difetto, è per tutti noi in Europa – e certo per l'Italia – arrivato il momento per copiarla”. In che modo? “Si può cominciare partendo prima dalla Kreditanstalt für Wiederaufbau (Kfw) e poi dai Germanbond”, che sono due metodi per affrontare la crisi.Ma “nel pieno di questa crisi il regime speciale riservato a Kfw – avverte Tremonti – è ancor più inaccettabile per l'asimmetria che si è venuta a creare tra le nuove regole europee in materia di contabilità e di mercato, il formale permanere del privilegio di cui gode Kfw, il limite di operatività che ancora si minaccia contro Cdp S.p.A.”, mentre “in un momento che vede il rigetto di una tra le ultime idee di Europa – l'idea degli Eurobond – è arrivato il momento per un altro esercizio copiativo, questa volta nel campo delle emissioni di debito pubblico” quindi è “il caso di fare esattamente quello che ha fatto finora e continua a fare la Repubblica Federale di Germania”.Secondo l'ex ministro dell'Economia dei governi di centrodestra, pertanto, in Germania è attiva la Finanzagentur, cioè “una speciale agenzia per l'emissione dei titoli del debito pubblico tedesco” che “agisce come segue: una quota dei titoli pubblici in emissione viene messa all'asta; la quota residua viene invece trattenuta, per un certo periodo di tempo, per essere poi fatta salire al piano di sopra, al piano della Bundesbank e da qui, via mercato secondario, fatta infine risalire al piano della Banca centrale europea”.Per Giulio Tremonti è perciò “in questi termini, con questo passaggio dal primo al terzo piano, che la Germania fa le sue emissioni”. E si chiede l'ex ministro dell'Economia: “Perché non copiamo questa tecnica, ortodossa e virtuosa per definizione? Perché non ne importiamo – gratis s'intende – il prezioso copyright? Per dovuto omaggio potremmo semmai parlare, se non di Eurobond, di Germanbond”.Ma per farlo, suggerisce, “dobbiamo solo superare un nostro problema storico. In Italia ancora si danza intorno al totem del “divorzio tra Tesoro e Banca d'Italia”, un “totem” – scrive Tremonti – che è stato eretto nel 1981 e intorno al quale ancora oggi si sviluppa una danza rituale, nell'insieme un palinsesto di politica, dottrina e prassi scritto in un mondo totalmente diverso da quello che c'è ora”.Per poi concludere: “Se da un lato la “monetizzazione” dei debiti pubblici via banche centrali è nel mondo prassi crescente e dominante, dall'altro lato e all'opposto l'Italia, senza gli Eurobond e senza la Banca d'Italia, rischia di scivolare verso un non remoto incidente-disastro finanziario, economico, sociale, infine politico. Altre idee copiative seguiranno a breve”.

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    A Bruno Contrada liquidati 667mila euro per ingiusta detenzione

    Con ordinanza depositata il 6 aprile 2020, la Corte d’Appello di Palermo ha liquidato a favore dell'ex 007 Bruno Contrada la somma di 667mila euro a titolo di riparazione per l'ingiusta detenzione patita nel procedimento penale. Su Contrada, assistito dall’avvocato Stefano Giordano del Foro di Palermo, si era pronunciata anche la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Successivamente era arrivata la sentenza della Corte di Cassazione. Nell'ordinanza la Corte d'Appello di Palermo scrive che la custodia cautelare subita da Contrada "è stata illegittima, in mancanza di una norma tipica perciò in violazione del principio di legalità". "Ci sono danni che non si possono ripagare con i soldi, sono danni irreparabili. Ed è quello che ho subito io. Non solo io. Ma anche la Polizia, i Servizi di sicurezza. Tutti noi abbiamo subito danni, chi economici, chi morali. Poi, a 88 anni e mezzo cosa me ne devo fare dei soldi? Io ho già la valigia pronta per andarmene, ho un piede nella fossa..." commenta Bruno Contrada all'Adnkronos. "Pure le istituzioni hanno subito danni da questa vicenda - dice Contrada, che vive da solo - Vede come soffrono le persone a stare in casa per il coronavirus e io queste restrizioni le ho subite per otto anni. Ho subito tutto questo in età avanzata al termine della mia carriera. Mia moglie nel frattempo è morta di crepacuore, mio figlio si è ammalato, subito dopo il mio arresto, a venti anni". "La cosa più importante di questa liquidazione accordata dalla Corte d'Appello a Bruno Contrada è che passa il principio di civiltà per cui la detenzione di Contrada, sia a livello di custodia cautelare che di esecuzione della pena è stata ingiusta" dice all'Adnkronos l'avvocato Stefano Giordano.  "Quindi, è stato ulteriormente recepito - sottolinea il legale - il principio affermato dalla Corte Europea superando le obiezioni della Procura generale e dell'Avvocatura dello Stato". "Per quanto riguarda la liquidazione - aggiunge - noi avevamo presentato una documentazione molto ampia sullo stato di invalidità, superiore all'80 per cento, quindi valuteremo le iniziative da prendere". E conclude: "In ogni caso ribadisco che sono contento per l'affermazione di un principio di civiltà, che la Corte d'Appello ha dato in modo esemplare".  Nel 2015 la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo aveva emesso una sentenza secondo cui Bruno Contrada non doveva essere condannato per concorso esterno in associazione mafiosa. Secondo quanto osservava la Corte, "all'epoca dei fatti contestati, tra il 1979 e il 1988" il reato "non era sufficientemente chiaro e prevedibile". Secondo la Corte c'era stata dunque una "violazione dell'articolo 7 della Convenzione". Contrada venne arrestato alla vigilia di Natale del 1992 e poi condannato definitivamente a dieci anni di carcere. Nel 2017 la Corte di Cassazione aveva revocato la condanna a 10 anni inflitta all’ex numero due del Sisde. I giudici romani avevano accolto il ricorso del legale di Contrada, Stefano Giordano, che aveva impugnato il provvedimento con cui la Corte d’Appello di Palermo aveva dichiarato inammissibile la sua richiesta di incidente di esecuzione. La Cassazione ha così dichiarato “ineseguibile e improduttiva di effetti penali la sentenza di condanna”.