Quanto sono preoccupati gli italiani per la crisi climatica?

V. Viriglio e A. Cretella

Per oltre la metà dei cittadini di otto Paesi europei e non, la crisi climatica e ambientale deve diventare la priorità dei governi, ancora prima di immigrazione, terrorismo ed economia globale. Lorivela un sondaggio commissionato dall'organizzazione britannica Hope not Hate, svolto in Gran Bretagna, Germania, Francia, Italia, Polonia, Usa, Canada e Brasile, pubblicato in occasione del terzo sciopero mondiale per il clima indetto dagli studenti.

In testa alla classifica l'Italia, con l'89% degli intervistati convinto che il riscaldamento globale diventerà presto un'emergenza molto pericolosa che impone tagli drastici alle emissioni inquinanti, mentre l'84% si dice consapevole del fatto che rimane poco tempo per salvare il pianeta.

Secondo gli intervistati, i governanti stanno fallendo in questa battaglia. Al contrario, si chiedono azioni urgenti e decisive per far fronte alla crisi climatica. "In caso contrario le problematiche ambientali diventeranno causa di ostilità, rabbia e competizione nelle nostre società" avverte Hope not Hate.

Tra i provvedimenti suggeriti dagli intervistati per ridurre le emissioni, l'utilizzo di pannelli solari, la costruzione di impianti eolici, l'aumento dei veicoli elettrici, ingenti investimenti nelle energie verdi, lo stop alle attività minerarie oltre al pagamento di multe da parte dei principali Paesi inquinanti.

Il risultato del sondaggio coincide con un l'uscita di un rapporto stilato da un gruppo internazionale di esperti sul clima, Exponential Roadmap, in base al quale forti movimenti della società civile possono diventare il volano per cambiamenti di abitudini nella vita quotidiana, esercitando pressioni su governi e aziende, promuovendo comportamenti eco-sostenibili - meno carne, più veicoli elettrici - e l'utilizzo di tecnologie più 'green' per riuscire a ridurre le emissioni inquinanti entro il 2030.

Si tratta di un decennio durante il quale, suggeriscono gli esperti, va portata avanti la più veloce transizione socio-economica mai registrata per salvare il pianeta. Utili a questi fini, secondo lo Stockholm Resilience Centre, piattaforme quali Facebook, Amazon e Google, per promuovere politiche innovative e informare i cittadini. Cambiamenti vitali delle nostre economie e società per raggiungere il traguardo emissioni zero entro il 2050, che nel contempo potranno generare una crescita del Pil tra l'1 e il 2%.

Intanto, per aumentare la pressione su capi di Stato e di governo, che dal 23 settembre prenderanno parte a New York al vertice sull'azione climatica dell'Onu, venerdì 20 e sabato 21 nelle principali città di tutti i continenti milioni di giovani scendono in piazza per il terzo sciopero globale indetto dal movimento FridaysForFuture.

"Sono mesi che la gioventù si mobilita con la speranza di avere un futuro e chiede misure concrete per lottare al riscaldamento globale. Eppure non viene ascoltata. Questo venerdì 20 settembre i giovani osserveranno un altro sciopero: sarà il nostro terzo e ultimo avvertimento", annuncia la sezione francese di Youth For Climate, chiedendo a tutti i cittadini di aderire e ai governanti di "avere il coraggio di prendere provvedimenti forti, lottando contro gli interessi di lobby private".

Gli organizzatori dello sciopero globale auspicano che l'Unione europea possa decretare ufficialmente lo stato di emergenza climatica, ambientale e sociale. In occasione del primo sciopero dello scorso 15 marzo due milioni di persone avevano manifestato in centinaia di città, rispondendo all'appello della capofila della protesta ambientalista mondiale, l'attivista svedese Greta Thunberg.

Le rivendicazioni rimangono le stesse: limitare il riscaldamento climatico a 1,5 gradi, ridurre i gas ad effetto serra dal 2020 e abbandonare le energie fossili. E da Greta è venuto un nuovo messaggio a politici e cittadini, dopo l'appello al Congresso Usa  ad ascoltare gli scienziati. "Esistono soluzioni fornite dalla natura, che ha gli strumenti per curare se stessa. Strumenti che ad oggi ricevono solo il 2% di tutti i finanziamenti", dice la giovane attivista svedese in un breve filmato realizzato con George Monbiot, giornalista del Guardian, che sarà presentato in occasione de vertice Onu.

I numeri danno un'idea chiara di che cosa si sta parlando: piu' di 1.240 azioni sono in programma in 37 paesi d'Europa, oltre 4.600 scioperi si terranno in tutto il mondo, organizzati da 73 sindacati, oltre 1.000 aziende e 500 organizzazioni. Anche in centinaia di piazze italiane, a partire da quella milanese dove, alle 16, in piazza Baiamonti, gli attivisti insieme al Comitato Baiamonti, daranno vita a un nuovo spazio verde nell'area dell'Ex Tamoil, piantumando una zona abbandonata.

Il 'Guerrilla gardening'  sarà seguito da un'assemblea pubblica alle 18. Il giorno dopo il 22, in occasione del #WorldCarFreeDay, tutti in piazza sulle due ruote, appuntamento in largo Cairoli alle 15, per una biciclettata pomeridiana per le vie della città. Per lunedì l'invito è a non mangiare carne, per il 'nomeatday'.

Il 25 settembre la 'protesta' arriva nel cuore della città, con un flash mob in piazza della Scala, alle 13, con il "Milano beach 2030: l'innalzamento dei mari porterà la spiaggia a Milano?". Il 26 è dedicato alla preparazione dei materiali per la grande marcia del giorno dopo. Cartelli, striscioni e il riscio' per il terzo Sciopero Globale per il Clima. "Sarà la piu' grande marcia per il clima mai realizzata - promettono su Facebook gli organizzatori - partendo da Largo Cairoli riempiremo le strade e le piazze di Milano. L'appuntamento è alle 9.30 in largo Cairoli, per arrivare fino in Duomo.