Quanto sono “vecchie” le auto degli italiani

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Vecchia Fiat Uno

Un'indagine dell'Unrae fotografa lo stato del parco circolante, chiedendo investimenti e chiarezza per il futuro

I dati di vendita mensili forniscono un'immagine solo parziale dell'auto in Italia e di tutto quello che le ruota intorno. Sappiamo ad esempio che il mese scorso nel Nord Ovest sono state comprate più macchine che altrove nel Paese (l'8,6%), o che le vendite di quelle a benzina/metano sono aumentate del 107% rispetto ad aprile 2016, ma non quanta strada percorrono in media le persone al giorno o quanto sono anziane le auto su strada. La fotografia diventa più nitida grazie ad uno studio commissionato dell'associazione delle case automobilistiche estere presenti in Italia (l'Unrae) a due fra i principali istituti di ricerca nel nostro paese: il Censis per i dati di carattere socio-economico e il CNR per i dati sulle emissioni.

Vecchie ed inquinanti

Dall'indagine è emerso che le auto in Italia hanno in media 10,9 anni e sono fra le più anziane in Europa. La situazione è più grave rispetto al 2008, quando la media era di 7,9 anni, segno che la crisi economica ha lasciato tracce profonde e costretto gli italiani ad allungare la "vita" delle loro auto. Basti sapere che restano in circolazione 7,6 milioni di auto Euro 0, 1 o 2, cioè immatricolate prima del 1999. Nel nostro paese il 65,3% degli spostamenti avviene in auto (erano il 63,8% dieci anni fa), segno che l'auto rimane il mezzo di trasporto preferito, complice la debolezza del trasporto pubblico. A tal proposito è emerso dalla ricerca che le metropolitane di Milano, Napoli, Roma e Torino trasportano insieme la metà dei passeggeri l'anno di quelle di Londra o Parigi.

L'elettrico? Un miraggio

Gli italiani si dichiarano attratti dalle auto elettriche e da quelle condivise, segno che molte persone intendono cambiare le proprie abitudini pur di non rinunciare alla comodità di una vettura. Anche in questo caso però l'Italia è indietro rispetto ad altri paesi europei: nel nostro paese ci sono attualmente circa 2.700 colonnine per la ricarica delle batterie, circa un decimo rispetto alla Germania. Alla luce di questi dati l'Unrae ha messo a punto una serie di richieste per fare chiarezza in vista dei prossimi anni, quando le autorità, le aziende ed i privati dovranno affrontare temi nuovi che riguardano la mobilità, a partire dall'ulteriore stretta sulle emissioni (i test di consumo diventeranno sempre più severi) fino alle auto connesse ad internet o con motori ibridi ed elettrici.

Strada tracciata

L'Unrae chiede a tal proposito di definire un piano di sviluppo a lungo termine che non faccia arrivare impreparata l'Italia agli obiettivi europei per il 2025, 2030 e 2050; sviluppare le strutture necessarie per aumentare la diffusione delle auto elettriche; programmare un "ringiovanimento" del parco auto e coordinare le iniziative locali per l'abbattimento delle emissioni, nel tentativo di ridurre le iniziative estemporanee come le domeniche ecologiche ed i blocchi del traffico. L'Unrae vuole inoltre far capire che il trasporto passeggeri contribuisce in minima parte all'inquinamento ambientale in Italia, a maggior ragione quando lo si mette a confronto con la filiera della produzione di energia: nel primo le emissioni di anidride carbonica sono pari al 18,6%, nel secondo al 30,2%.