"Quanto vale una ragazzina?": Simone Biles denuncia gli abusi sessuali subiti dal medico di squadra

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Photo credit: SAUL LOEB - Getty Images
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Quando volteggia in aria sembra appartenere a un'altra dimensione, ma fuori dalla pedana Simone Biles ha i piedi ben piantati a terra e sa che parole usare per interrogare la coscienza di chi, tra l'Fbi, l'Usa Gymnastics, il Comitato Olimpico e Paralimpico degli Stati Uniti, per anni ha taciuto e persino insabbiato le prove contro Larry Nassar, l'ex osteopata della Nazionale statunitense di ginnastica artistica che ha abusato sessualmente di centinaia di bambine e ragazze durante le sue sedute.

Photo credit: Pool - Getty Images
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Stiamo parlando di uno degli scandali sportivi più gravi della storia, che ha visto coinvolte oltre cinquecento ginnaste di tutte le età, la maggior parte delle quali ancora minorenni, vittime di palpeggiamenti, penetrazioni e atti di masturbazione da parte di Nassar, che le adescava con il pretesto di presunte sessioni di manipolazioni e massaggi. I primi a denunciare nel 2015 furono i genitori dell'atleta Maggie Nichols, che rivolsero varie segnalazioni ai dirigenti della Nazionale, ricevendo rassicurazione da Steve Penny, l'allora presidente della USA Gymnastics, che sarebbero stati presi i dovuti provvedimenti. In realtà Penny non chiamò mai le autorità competenti, ma anzi distrusse e occultò prove che avrebbero potuto incriminare Nassar.

Photo credit: Scott Olson - Getty Images
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Quello stesso anno Larry fu licenziato, ma il clima omertoso attorno alla sua figura non permise di andare a fondo della questione per altri due anni, finché l'Indianapolis Star non aprì un'inchiesta, raccogliendo le testimonianze di 368 ex ginnaste. Nel frattempo l'ex osteopata della Nazionale, trovato in possesso di almeno 37 mila video e immagini di pornografia infantile, venne condannato a 60 anni di prigione federale per pedopornografia. Un anno più tardi il tribunale gli comminò 175 anni di pena detentiva con una storica sentenza della giudice Rosemarie Aquilina: "È un mio onore e privilegio condannarla. Ho appena firmato la sua condanna a morte. Il suo prossimo tribunale sarà quello di Dio".

Photo credit: Scott Olson - Getty Images
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Un castello di carte che crolla e trascina con sé nomi di allenatori, medici e dirigenti che per vent’anni hanno abusato delle loro atlete. Fra le vittime ci sono anche nomi illustri come Jordyn Wieber, McKayla Maroney, Jamie Dantzscher, Aly Raisman e Simone Biles, la ginnasta olimpica più decorata di tutti i tempi. Chiamate ieri a testimoniare davanti alla commissione di Giustizia del Senato contro l'inefficienza e il sistematico insabbiamento dell'Fbi, le atlete hanno accusato i funzionari e le strutture federali di non aver agito prima nei confronti di Nassar, fermando le violenze. "Quanto vale la vita di una ragazzina? – ha chiesto provocatoriamente Biles durante la sua audizione –. Ho sofferto e continuo a soffrire perché nessuno dell'Fbi, dell'Usa Gymnastics, del Comitato Olimpico e Paralimpico degli Usa ha fatto ciò che era necessario per proteggerci. Meritiamo risposte. Nassar è dove dovrebbe essere, ma coloro che gli hanno permesso ciò meritano di essere ritenuti responsabili. Se non lo sono, sono convinta che questo continuerà ad accadere ad altri in tutti gli sport olimpici".

Photo credit: GRAEME JENNINGS - Getty Images
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"Biasimo Larry Nassar e incolpo anche un intero sistema che ha permesso e perpetrato i suoi abusi" – ha proseguito in lacrime la campionessa, che alle Olimpiadi di Tokyo ha fatto parlare di sé dopo il ritiro dalle gare. Allora c'era chi pensava che il peso della competizione fosse diventato troppo gravoso da sostenere per l'atleta, in realtà i "demoni" che la ginnasta ha dovuto affrontare riguardavano proprio questo scandalo. "L'annuncio nella primavera del 2020 che i Giochi di Tokyo dovevano essere rinviati di un anno significava che sarei andata in palestra, ad allenarmi, a fare terapia, vivendo quotidianamente tra i ricordi di questa storia per altri 365 giorni – ha ricordato commossa davanti al Senato Simone, che ha lavorato duramente per assicurare la propria presenza alle Olimpiadi e rappresentare tutte le centinaia di ragazze che come lei sono sopravvissute agli abusi –. Questo si è rivelato un peso eccezionalmente difficile da portare per me, in particolare quando mi è stato richiesto di viaggiare a Tokyo senza il supporto di nessuno dei miei familiari". Ad ascoltare in silenzio la testimonianza dell'atleta il direttore dell’Fbi Christopher Wray, che si è scusato per quasi due ore: "Sono profondamente, profondamente dispiaciuto. Abbiamo licenziato il nostro supervisore che non fece il suo dovere. Posso garantire a tutti che ogni agente dell’Fbi ricorderà per sempre che cosa è successo qui. E sono maledettamente sicuro che cose del genere non si ripeteranno mai più. In nessun mondo è accettabile ciò che è avvenuto in questo caso".

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