Quarantatrè anni fa la strage di Via Fani, Mattarella: "Fu un disumano assassinio"

Filippo Frignani
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AGI - Una "data incaccellabile", un "disumano assassinio": il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ricorda così quel 16 marzo quando Via Fani, a Roma, si trasformò nel campo di battaglia in cui si fronteggiavano lo Stato e il terrorismo di matrice politica.

"Ci separano quarantatré anni dal disumano assassinio in Roma, ad opera dei terroristi delle brigate rosse, di Oreste Leonardi, Domenico Ricci, Giulio Rivera, Francesco Zizzi, Raffaele Iozzino", ricorda il Capo dello Stato: "Difensori dello Stato di diritto, della libertà e della democrazia della Repubblica, pagarono con la vita il mandato loro affidato di proteggere Aldo Moro, statista insigne, presidente della Democrazia Cristiana, il cui calvario sarebbe durato sino al successivo 9 maggio quando il suo corpo venne fatto ritrovare in via Caetani".

Per il Capo dello Stato "una data, quella del 16 marzo 1978, incancellabile nella coscienza del popolo italiano. Lo sprezzo per la vita delle persone, nel folle delirio brigatista, lo sgomento per un attacco che puntava a destabilizzare la vita democratica italiana rimangono una ferita e un monito per la storia della nostra comunità. Sono vite strappate agli affetti familiari da una violenza sanguinaria, sono lacerazioni insanabili".

"Alle vittime va un pensiero commosso e ai familiari la solidarietà più intensa, che il trascorrere degli anni non ha mai indebolito. La democrazia italiana venne privata, in quell'agguato, di uno dei leader più autorevoli e capaci di visione. Il corso della storia repubblicana ne fu segnato".

La presidente del Senato, Elisabetta Casellati, si sofferma sull'esempio "della coesione e dell'unità d'intenti che forze politiche e società civile seppero mettere in campo, in quegli anni bui, per difendere lo Stato di diritto e le istituzioni democratiche”, mentre il presidente della Camera, Roberto Fico, 
"ricordare Aldo Moro e gli uomini della sua scorta è ancora oggi un richiamo alle nostre responsabilità di Paese libero e democratico. E impone di perseguire la verità e la giustizia sulle vicende degli anni di piombo”.

Da quel giorno, tuttavia, partì la riscossa delle istituzioni. Sottolinea il Presidente Mattarella: "In quei terribili giorni si fece strada un forte sentimento di unità, diffuso nel Paese e che fu decisivo per isolare le bande del terrore, per respingere i loro folli progetti e le insinuazioni della loro propaganda. Una unità - conclude - che si tradusse in più avvertita responsabilità verso il valore delle istituzioni democratiche, garanzia delle libertà scolpite nella Costituzione". 

Il ricordo degli uomini della scorta del presidente Moro è vivo anche nell forze politiche: "Onorare le istituzioni nel loro nome oggi e sempre", dice il segretario Pd, Enrico Letta, mentre il capogruppo dem alla Camera, Graziano Delrio, sottolinea come allora ebbero inizio i "giorni più bui della nostra storia. Con il sacrificio di cinque uomini per difendere la democrazia". Per Matteo Renzi, si tratta  "della pagina più nera della storia della Repubblica".