Sei vittime in Cina per il virus misterioso, casi in Australia, Usa, Filippine e Taiwan

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È salito a sei il bilancio delle vittime in Cina del nuovo coronavirus, della stessa famiglia della Sars, che sta allarmando il mondo. A dirlo in tv è il sindaco di Wuhan, focolaio del virus. E un primo caso sospetto emerge anche in Australia in un uomo di ritorno dalla Cina, che è stato messo in isolamento. Una donna taiwanese, di recente rientrata da Wuhan in Cina, è risultata positiva, così come un bambino cinese nelle Filippine, arrivato a Cebu City lo scorso 12 gennaio per studiare l’inglese. Un altro caso di infezione si è verificato anche negli Stati Uniti.

È stato confermato infatti che il virus è trasmissibile da uomo a uomo. La conferma della temuta modalità di trasmissione interumana, già ritenuta verosimile dal direttore Dipartimento di malattie infettive dell’Istituto superiore di sanità Gianni Rezza, è giunta da un rinomato esperto della Commissione della salute pubblica del governo cinese, Zhong Nanshan. Cresce dunque l’allerta internazionale, a pochi giorni dal Capodanno cinese, e negli aeroporti sono scattati i controlli, incluso l’aeroporto di Roma Fiumicino con misure di monitoraggio e locandine informative per i viaggiatori. Intanto, il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha convocato il Comitato di emergenza in merito al nuovo coronavirus. Il comitato si riunirà il 22 gennaio a Ginevra per accertare se il focolaio di casi “rappresenti un’emergenza di salute pubblica di livello internazionale e quali raccomandazioni dovrebbero essere fatte per fronteggiarla”.

Il pensiero va infatti inevitabilmente all’epidemia di Sars che, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), tra il 2002 e il 2003 fece registrare 813 decessi e 8.437 contagi in una trentina di Paesi: anche in questo caso alla base dell’infezione respiratoria era un coronavirus comparso in Cina. Gli esperti invitano però alla cautela nelle similitudini e invitano a non creare...

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