Quartuccio (UniUd): "Small molecules rallentano artrite reumatoide"

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Roma, 4 giu. (Adnkronos Salute) – Farmaci biologici in prima linea per la cura del'artrite reumatoide: le novità che arrivano dall'ultimo Congresso Eular2021 (in programma dal 2 al 5 giugno, in modalità virtuale a causa della pandemia) indicano che la malattia è sempre più sotto controllo grazie ai nuovi farmaci biologici che si stanno affacciando in clinica per ampliare l'armamentario terapeutico a disposizione. In occasione dell'annuale Congresso di reumatologia, è stato presento uno studio clinico che mostra che i pazienti con artrite reumatoide da moderata a grave in trattamento di base con metotrexato (Mtx) trattati con upadacitinib hanno mantenuto tassi più elevati di remissione clinica e bassa attività della malattia per 3 anni rispetto ai pazienti trattati con adalimumab.

"Per i pazienti con artrite reumatoide abbiamo nuove armi a disposizione – conferma Luca Quartuccio, professore associato di Reumatologia presso l'Azienda sanitaria universitaria integrata di Udine – Tra i trattamenti di ultima generazione c'è l'upadacitinib, un farmaco che appartiene alle 'small molecules', una classe di agenti terapeutici che hanno un meccanismo d'azione che permette loro di agire come dei modulatori della risposta immune, andando a ridurre i livelli di diverse citochine che hanno un ruolo patogenetico nell'artrite reumatoide. E' altamente efficace, anche rispetto ad altri trattamenti per l'artrite reumatoide, e rientra nella classe di farmaci che prendono il nome di Jak-inibitori, utilizzati come seconda linea dopo il fallimento del trattamento di base con metotrexato".

Per il reumatologo le small molecules hanno più volte dimostrato "una capacità notevole di portare i pazienti con artrite reumatoide in remissione clinica. Stiamo parlando di pazienti che non rispondono al metotrexato – sottolinea Quartuccio – o sono intolleranti ad altre terapie biologiche. Farmaci come l'upadacitinib, dimostratosi anche superiore rispetto ad altri trattamenti biologici, come gli anti-Tnf (adalimumab e l'abatacept), sono molto rapidi nel determinare la riduzione e la scomparsa del dolore articolare, oltre alla tumefazione a carico dell'articolazione. Generalmente questo effetto si manifesta nell'arco delle prime settimane di trattamento. Ciò permette al paziente di recuperare la qualità della propria vita, di lavorare, dormire e, soprattutto, ridurre in maniera significativa la rigidità al mattino, un grande problema per i pazienti con questa malattia".

"In generale – prosegue lo specialista – abbiamo ormai dati di lungo termine che superano i 15 anni di osservazione, che dimostrano una sostanziale sicurezza di tutti i trattamenti di seconda linea per l'artrite reumatoide. E anche quelli più recenti, i cosiddetti Jak-inibitori, sono sulla stessa linea se non addirittura con un profilo di sicurezza migliore rispetto ai trattamenti precedenti, anche se servono osservazioni ulteriori nel lungo termine. Le armi dunque ci sono, l'80% dei pazienti oggi può trovare un farmaco che ne migliora la qualità della vita e, nella migliore ipotesi, ottenere una remissione persistente della malattia".

Dall'artrite reumatoide, malattia autoimmune infiammatoria cronica che colpisce le articolazioni causando danni a cartilagini e ossa fino alla disabilità, non si guarisce. Lo sanno bene 300mila italiani (soprattutto donne over 65) che ogni giorno fanno i conti con rigidità, stanchezza, gonfiore, dolori notturni o al risveglio a mani, polsi e piedi. Tuttavia, oggi grazie a terapie mirate è possibile raggiungere una percentuale maggiore di remissione, ovvero mirare a una condizione clinica di assenza di segni e sintomi della patologia.

"La remissione – evidenzia Quartuccio – per questi pazienti è importantissima perché hanno un'attività di malattia che scompare. Di fatto, non sentono più di avere la patologia. La guarigione, invece, è un'altra cosa: significa stare bene senza farmaci. Oggi questo obiettivo ancora più sfidante può essere ottenuto solo integrando i farmaci ad alta efficacia, la strategia treat-to-target, cioè mirare ad ottenere la remissione nel più breve tempo possibile, e la diagnosi precoce. In questo modo, oltre il 50% per cento dei pazienti ha la possibilità di arrivare ad una remissione sostenuta nel tempo".

Per la diagnosi di artrite reumatoide possono passare ancora diversi mesi. "Ci sono ancora molti casi diagnosticati tardivamente – evidenzia il reumatologo – però in linea generale, con una maggiore educazione della popolazione, una corretta informazione e una collaborazione tra pazienti, specialisti e medici di medicina generale, questo tipo di ritardo può essere ridotto, ma molto dipende anche dai tempi di attesa del nostro Servizio sanitario nazionale".

"Ecco perché aumentare il numero degli specialisti reumatologi e sostenere le Cliniche di Reumatologia è fondamentale – conclude Quartuccio – per ridurre gli alti costi sociosanitari che ancora questa malattia determina".