Quattro regioni rischiano la zona gialla e micro-zone rosse locali per evitare focolai

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zona gialla regioni
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Attualmente tutta Italia rientra nella cosiddetta zona bianca e anche l’ospedalizzazione rimane sotto controllo, tuttavia in alcune regioni l’aumento dell’incidenza mette in allerta.

Zona gialla, le 4 regioni a rischio

Ad oggi, i numeri della pandemia in alcune determinate zone preoccupano in parte, anche se l’occupazione dei reparti ospedalieri non è a livelli che fanno ipotizzare un cambio colore a breve. Gli occhi sono puntati su 4 regioni e province autonome: Calabria, Marche, Friuli-Venezia Giulia e provincia di Bolzano.

I dati aggiornati di Agenas dicono che sia il Friuli che le Marche hanno superato la soglia del 10% delle terapie intensive occupate, tuttavia i ricoveri nei reparti ordinari sono ampiamente sotto soglia. La provincia di Bolzano è al limite per quanto riguarda i ricoveri in reparto, al 13%, ma ha solo il 4% dei ricoveri in rianimazione. La Calabria, invece, è al 12% per i ricoveri ordinari ma solo al 5% per le rianimazioni.

Rischio zona gialla: cosa cambierebbe

Innanzitutto va ricordato che il passaggio dalla zona bianca a quella gialla avviene sulla base di tre parametri che devono essere contemporaneamente oltrepassati: l’incidenza settimanale di nuovi positivi deve superare i 50 casi ogni 100mila abitanti, il tasso di occupazione in area medica deve essere oltre il 15% e, infine, il tasso di occupazione in terapia intensiva deve essere oltre il 10%.

A livello restrittivo il cambiamento tra bianca e gialla è minimo: la mascherina sarà obbligatoria anche in luoghi all’apero particolarmente affollati; nei bar e ristoranti, la possibilità di sedersi allo stesso tavolo (se non conviventi) in 4 al massimo, sia per la zona interna che quella esterna del locale.

Zona gialla, ma anche rischio di micro zone rosse locali

Il governo ha finora confermato la validità del “sistema dei colori“, poiché consente di mantenere aperte le attività. Il principio prevede misure drastiche solo nelle aree in cui la situazione peggiora, imponendo zone rosse locali: si tratta di restrizioni a livello comunale. Il piano è studiato per evitare restrizioni impattanti su tutto il territorio regionale, soprattutto a livello economico.

Anche Fabrizio Pregliasco, virologo docente presso la Statale di Milano, si è espresso in merito a questo nuovo guizzo del virus:

«Stiamo assistendo a un colpo di coda del virus, con piccoli incrementi, non pesantissimi, dei casi, ma credo che l’approccio italiano prudente, fatto di misure di precauzione e vaccinazioni, sembra stia pagando. […] Potrebbero esserci delle micro zone rosse chiurgiche in seguito all’aumento dei contagi di covid. Ipotesi di lockdown credo siano una extrema ratio remota».

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