Quel problema di autoreferenzialità che c'è nella Chiesa

·3 minuto per la lettura

Nell'incontro con l'Assemblea Generale del Movimento dei Focolari, quell'assemblea che ha eletto come nuova Presidente Margaret Karram, Papa Francesco, come ha fatto con molti altri movimenti, è tornato ad esortare a non cadere nel vizio della "autoreferenzialità", espressione che entrerà nella storia per essere una delle parole caratteristiche del pontificato.

Questo sostantivo, che dal punto di vista logico significa semplicemente il far riferimento a se stessi ("questa frase ha cinque parole" è un'asserzione autoreferenziale) grazie a Bergoglio è diventata la chiave di lettura di un vizio radicale del cristiano. Fino a Papa Francesco ciascuno di noi avrebbe potuto definirsi egoista o, anche narcisista, ma a nessuno mai sarebbe venuto in mente di denunciare la propria autoreferenzialità come un vizio. Questo termine che fino all'elezione di Bergoglio apparteneva più alla semantica psicologica che a quella del magistero (non credo sia presente in alcun documento papale prima di Lumen Fidei, la prima enciclica del Papa) come si collega con il Vangelo?

Secondo Lumen Fidei 46 la persona autoreferenziale è quella che, chiusa in se stessa, fatica ad entrare in dialogo con Dio e a lasciarsi abbracciare dalla sua misericordia giungendo così al desiderio di portare agli altri la misericordia che ha ricevuto. L'autoreferenzialità colloca i classici difetti dell'egoismo e del narcisismo in una dinamica relazionale, cioè nelle difficoltà ad essere aperti al dialogo con Dio e con gli altri.

Il punto del vangelo che più chiaramente ci parla di autoreferenzialità secondo il paradigma di Bergoglio è quello nel quale i suoi discepoli avevano visto un uomo che faceva miracoli nel nome di Gesù ma non faceva parte del gruppo dei seguaci di Gesù. Per questo "volevano proibirglielo. Giovanni, con l'entusiasmo zelante tipico dei giovani, riferisce la cosa al Maestro cercando il suo appoggio; ma Gesù, al contrario, risponde: "Non glielo impedite, perché non c'è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: chi non è contro di noi è per noi" (vv. Mc, 939-40). (Angelus, 30 settembre 2018).

Tutta la spiegazione che il Papa dà di quell'episodio è secondo la lettura dell'interno/esterno, del dentro/fuori. La persona autoreferenziale, come lo erano i discepoli in quell'occasione, dice che è bene ciò che è interno alla nostra cerchia e dice che è male ciò che è esterno. Da qui il desiderio di allargare il nostro cerchio (e infatti proprio in quell'occasione il Papa sorprendentemente affermò che l'autoreferenzialità è la radice di ogni proselitismo) e l'incapacità di riconoscere il bene a prescindere da chi lo fa. "Solo Cristo - concluse - è così pienamente aperto alla libertà dello Spirito di Dio, da non essere limitato nella sua azione da alcun confine e da alcun recinto”.

Solo un autentico incontro all'interno di noi stessi con l'amore di Dio, che si traduce in una felice amicizia con lui, è capace di portarci in quel luogo del nostro cuore dove siamo veramente umani e di "riscattarci dalla nostra coscienza isolata e dall'autoreferenzialità. Lì sta la sorgente dell'azione evangelizzatrice. Perché, se qualcuno ha accolto questo amore che gli ridona il senso della vita, come può contenere il desiderio di comunicarlo agli altri?" (Evangeli Gaudium 8).

Quando ciò non avviene ci si sente persone superiori agli altri "perché si osservano determinate norme o perché si è irremovibilmente fedeli ad un certo stile cattolico proprio del passato (Evangeli Gaudium 94).

Non è possibile in così poco spazio esaurire il senso di un termine che costituisce una delle chiavi di volta del pontificato. Per cercare di comprendere l'azione di Papa Francesco, era però importante cercare di compiere un piccolo lavoro di sintesi senza attendere che il suo pontificato si concluda.