Quella cultura patriarcale che assolve Genovese e condanna la vittima

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“Dopo un paio di giorni a pensarci, ho scelto di dire la mia sul caso di Genovese perché certe cose mi fanno arrabbiare troppo. Vi prego leggete queste e le successive storie di @spaghettipolitics perché ha davvero troppa ragione”. Lo scrive Chiara Ferragni nelle sue stories di Instagram a distanza di circa una settimana dal fermo di Alberto Genovese, l'imprenditore arrestato per violenza sessuale, spaccio di droga e sequestro di persona.     

La nota imprenditrice digitale ha deciso di fare eco a Spaghettipolitcs (una pagina in italiano ed inglese di notizie dall'Italia) che, giustamente stigmatizza con forza, i commenti contro la ragazza vittima della violenza di cui sono pieni i social. Mi sto riferendo a frasi come: "eh ma cosa ci faceva lì, eh ma perché hai accettato le droghe".

La presa di posizione della notissima influencer - che riceverà presto l'Ambrogino d'oro insieme al marito Fedez per quanto hanno fatto durante i mesi della prima ondata della pandemia - mette  il dito nella questione più delicata del problema della violenza sessuale contro le donne: quello del non essere credute da chi è loro vicino o anche, come in questo caso, dall'opinione pubblica. È il retaggio della cultura patriarcale per cui la colpa è sempre della donna: è lei che si mette in mostra, che provoca, che si veste o si atteggia in un modo tale da costringere alla tentazione il povero maschio. Come si vede dai commenti riportati, la cosa terribile della vicenda Genovese è che neanche i video, neanche le prove, sono sufficienti per far cambiare idea a chi sostiene che esiste sempre e comunque una crociata contro gli uomini.

Nel notissimo episodio dell'adultera narrato da Vangelo (Gv 8, 1-11), Gesù ribalta proprio questa posizione maschilista quando dice a chi voleva lapidare la poveretta "chi è senza peccato scagli la prima pietra". Il Figlio di Dio incarnato fa riflettere cioè come quello che essi chiamavano adulterio andasse letto in realtà come un abuso di potere esercitato verso la vittima da quei carnefici che, dopo averla abusata, volevano eliminare collettivamente la prova della loro violenza. L'adulterio, quand'anche fosse stato vero in quel caso, è un'azione che necessariamente si compie in due, non da soli, ma in quella società che lo considerava illecito veniva punita solo la donna.

L'episodio del vangelo ci fa riflettere sul fatto che, poiché la sentenza di lapidazione veniva eseguita da tutti i maschi adulti della comunità, molto probabilmente tra coloro che stavano per eseguire la sentenza di condanna contro la donna, c'era proprio colui che aveva approfittato di lei. A lui si rivolge Cristo per salvare la donna: e ci azzecca, dal momento che, uno dopo l'altro, partendo dai più anziani fino ad arrivare ai più giovani (il che sottintende che il trascorrere del tempo significasse crescere nel malizia), tutti lasciarono cadere il sasso a terra. Dopo duemila anni crediamo di aver fatto molta strada, e invece ne abbiamo fatta ancora troppo poca.