Quella in Libia potrebbe essere una lunga guerra di logoramento

nuccia bianchini
"Khalifa Haftar non farà l'errore di colpire la base italiana a Misurata". Gianandrea Gaiani, direttore di Analisi Difesa, dà questa prima valutazione del bombardamento compiuto all'alba dall'esercito nazionale libico (Lna) sulla città che sta esprimendo lo sforzo bellico maggiore per difendere Tripoli. I militari italiani sono illesi, ha fatto sapere il ministero della Difesa. Ma sono stati colpiti obiettivi vicino l'Accademia aeronautica, presso l'aeroporto della città dove, dal 2016, è basato il contingente di forze militari italiane.Gaiani esclude che l'attacco su Misurata sia l'anticamera della spallata finale di Haftar a Tripoli: "L'aspetto più interessante - osserva - è che stanno emergendo i veri protagonisti dello scontro in Libia: non più Haftar e Fayez al-Serraj, il premier del Governo di accordo nazionale (Gna), che è sempre più debole e in balia delle milizie (che lo sostengono ma non lo amano). Lo scontro oggi è soprattutto tra Haftar e Ahmed Maitig, il vice-primo ministro misuratino del Gna, uomo forte della città che piu' di ogni altra sta difendendo Tripoli".A dispetto dei proclami del maresciallo, il fronte terrestre nelle operazioni intorno alla capitale - aggiunge - non sembra destinato a sbloccarsi a breve. "L'offensiva terrestre di Haftar è stata annunciata con la solita grancassa propagandistica, ma fatichiamo a vederne traccia. Anche questa seconda parte dell'offensiva ha visto progressi abbastanza limitati: le truppe di Haftar si sono avvicinate a Tripoli, ma non hanno sfondato. La recrudescenza delle operazioni aeree (due giorni fa il raid del Gna ad al-Jufra, l'oasi il cui aeroporto e' sotto il controllo dell'Lna di Haftar) fa pensare che entrambi i fronti (Lna e Gna) cerchino di guadagnare punti con le forza aeree. Èuna guerra condotta grazie ai contributi degli sponsor (qatarini e turchi al fianco del Gna, egiziani ed emiratini a supporto dell'Lna). Ma la verità è che entrambi i contendenti non hanno grandi capacità logistiche: per prendere Tripoli ci vorrebbero truppe corazzate per avvolgere, come in una tenaglia, la città, ma le milizie non sono in grado di usare i carri armati, non sanno usarle: fare funzionare i tank significa avere le capacità tecnologiche di cui le milizie non dispongono".Gaiani dunque non vede una conclusione in tempi brevi: "È una guerra di logoramento senza sviluppi decisivi. E anche l'aiuto esterno non basta: c'è uno sforzo terrestre, uno sforzo aereo, ma un'operazione con aerei che spianino la strada alle truppe, come fecero gli americani in Iraq, in Libia non si riesce a fare, perché le milizie non hanno i mezzi tecnici per poter prendere con un blitz una città come Tripoli".Certo, aggiunge, l'attacco a Misurata preoccupa per la presenza di una base italiana. "Ma credo che Haftar si guardi bene dal colpirla: è vero che l'Italia sostiene il governo legittimo, ma ha buoni rapporti anche con la Cirenaica. Non dimentichiamo che diversi soldati di Haftar, feriti nell'offensiva a Bengasi, sono stati curati all'ospedale del Celio. Nel gioco della politica, l'Italia ha buoni rapporti anche con Haftar".

"Khalifa Haftar non farà l'errore di colpire la base italiana a Misurata". Gianandrea Gaiani, direttore di Analisi Difesa, dà questa prima valutazione del bombardamento compiuto all'alba dall'esercito nazionale libico (Lna) sulla città che sta esprimendo lo sforzo bellico maggiore per difendere Tripoli. I militari italiani sono illesi, ha fatto sapere il ministero della Difesa. Ma sono stati colpiti obiettivi vicino l'Accademia aeronautica, presso l'aeroporto della città dove, dal 2016, è basato il contingente di forze militari italiane.

Gaiani esclude che l'attacco su Misurata sia l'anticamera della spallata finale di Haftar a Tripoli: "L'aspetto più interessante - osserva - è che stanno emergendo i veri protagonisti dello scontro in Libia: non più Haftar e Fayez al-Serraj, il premier del Governo di accordo nazionale (Gna), che è sempre più debole e in balia delle milizie (che lo sostengono ma non lo amano). Lo scontro oggi è soprattutto tra Haftar e Ahmed Maitig, il vice-primo ministro misuratino del Gna, uomo forte della città che piu' di ogni altra sta difendendo Tripoli".

A dispetto dei proclami del maresciallo, il fronte terrestre nelle operazioni intorno alla capitale - aggiunge - non sembra destinato a sbloccarsi a breve. "L'offensiva terrestre di Haftar è stata annunciata con la solita grancassa propagandistica, ma fatichiamo a vederne traccia. Anche questa seconda parte dell'offensiva ha visto progressi abbastanza limitati: le truppe di Haftar si sono avvicinate a Tripoli, ma non hanno sfondato. La recrudescenza delle operazioni aeree (due giorni fa il raid del Gna ad al-Jufra, l'oasi il cui aeroporto e' sotto il controllo dell'Lna di Haftar) fa pensare che entrambi i fronti (Lna e Gna) cerchino di guadagnare punti con le forza aeree. Èuna guerra condotta grazie ai contributi degli sponsor (qatarini e turchi al fianco del Gna, egiziani ed emiratini a supporto dell'Lna). Ma la verità è che entrambi i contendenti non hanno grandi capacità logistiche: per prendere Tripoli ci vorrebbero truppe corazzate per avvolgere, come in una tenaglia, la città, ma le milizie non sono in grado di usare i carri armati, non sanno usarle: fare funzionare i tank significa avere le capacità tecnologiche di cui le milizie non dispongono".

Gaiani dunque non vede una conclusione in tempi brevi: "È una guerra di logoramento senza sviluppi decisivi. E anche l'aiuto esterno non basta: c'è uno sforzo terrestre, uno sforzo aereo, ma un'operazione con aerei che spianino la strada alle truppe, come fecero gli americani in Iraq, in Libia non si riesce a fare, perché le milizie non hanno i mezzi tecnici per poter prendere con un blitz una città come Tripoli".

Certo, aggiunge, l'attacco a Misurata preoccupa per la presenza di una base italiana. "Ma credo che Haftar si guardi bene dal colpirla: è vero che l'Italia sostiene il governo legittimo, ma ha buoni rapporti anche con la Cirenaica. Non dimentichiamo che diversi soldati di Haftar, feriti nell'offensiva a Bengasi, sono stati curati all'ospedale del Celio. Nel gioco della politica, l'Italia ha buoni rapporti anche con Haftar".