Quella strana allusione di Gratteri ai suoi giudici

Gianni Del Vecchio
·Condirettore
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Italian anti-mafia prosecutor Nicola Gratteri (R) is pictured with one of the members of his police protection (Rear L) on January 11, 2021 in Rome, two days ahead of the upcoming 'Rinascita-Scott' maxi-trial in which more than 350 alleged members of Calabria's 'Ndrangheta mafia group and their associates go on trial in Lamezia Terme, Calabria. - The 'Ndrangheta, rooted in the southern region of Calabria, has surpassed Sicily's more famous Cosa Nostra to become Italy's most powerful mafia group, which operates across the world. (Photo by Alberto PIZZOLI / AFP) (Photo by ALBERTO PIZZOLI/AFP via Getty Images) (Photo: ALBERTO PIZZOLI via Getty Images)
Italian anti-mafia prosecutor Nicola Gratteri (R) is pictured with one of the members of his police protection (Rear L) on January 11, 2021 in Rome, two days ahead of the upcoming 'Rinascita-Scott' maxi-trial in which more than 350 alleged members of Calabria's 'Ndrangheta mafia group and their associates go on trial in Lamezia Terme, Calabria. - The 'Ndrangheta, rooted in the southern region of Calabria, has surpassed Sicily's more famous Cosa Nostra to become Italy's most powerful mafia group, which operates across the world. (Photo by Alberto PIZZOLI / AFP) (Photo by ALBERTO PIZZOLI/AFP via Getty Images) (Photo: ALBERTO PIZZOLI via Getty Images)

Stupore e inquietudine. Sono queste le sensazioni predominanti che lascia l’intervista a Nicola Gratteri fatta da Giovanni Bianconi per il Corriere. Non tanto per il messaggio complessivo delle parole del magistrato calabrese - che per l’ennesima volta ha acceso un faro sul sottobosco di relazioni fra ndrangheta, politica e imprenditoria nell’inchiesta “Basso Profilo” in cui è indagato anche l’Udc Lorenzo Cesa - bensì per le ultime due risposte. Risposte che dicono e non dicono - anzi, più precisamente, non dicono -, ma soprattutto lasciano intendere per chi vuole intendere, gettano ombre senza far luce su una questione non certo marginale: la collusione di alcuni giudici con le cosche. Insomma, Gratteri getta un macigno nello stagno ma nasconde le chiavi della ruspa.

Eccole, le due risposte:

Ma perché le indagini della sua Procura con decine o centinaia di arresti, vengono spesso ridimensionate dal tribunale del riesame o nei diversi gradi di giudizio?

«Noi facciamo richieste, sono i giudici delle indagini preliminari, sempre diversi, che ordinano gli arresti. Così è avvenuto anche in questo caso. Poi se altri giudici scarcerano nelle fasi successive non ci posso fare niente, ma credo che la storia spiegherà anche queste situazioni».

Che significa? Ci sono indagini in corso? Pentiti di ’ndranghetisti che parlano anche di giudici?

«Su questo ovviamente non posso rispondere».

Come si evince dal botta e risposta fra intervistato e intervistatore, Bianconi coglie subito la singolarità di quel “la storia spiegherà”, incalzando Gratteri con la seconda domanda, quella giusta, a cui però il giudice non risponde. Un non possum che finisce per ingenerare ancor di più il sospetto in chi legge. Alla fine la lettura delle parole del magistrato lascia in bocca un retrogusto acido più che amaro...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.