"Quella tra Pd e M5s non è un'alleanza, ma un abbraccio mortale" dice Luca Zaia

È colpito soprattutto dalla composizione dei ministri, il governatore del Veneto Luca Zaia. Ovvero dal fatto che ne siano stati tagliati sette su dieci. “Non è banale”, osserva. “Ne sono rimasti tre: Di Maio che è il capo politico del Movimento, Bonafede che era dato per scontato e poi Costa. È come dire che prima hai sbagliato sette volte su dieci” commenta nell'intervista al Corriere della Sera, versione per l'edicola. Più che discontinuità, come viene chiamata oggi, è “far fuori”. E annota: “Se il mio partito dopo 14 mesi di attività chiedesse il mio allontanamento, qualche domanda me la farei”.

Però è colpito anche dal fatto che quella “tra Movimento 5 stelle e Pd non è un'alleanza. È un abbraccio mortale che nasce passionale”. “È il richiamo della foresta…”. Nel senso che da questo punto di vista il voto online sulla piattaforma Rousseau dimostra che “quattro militanti su cinque sono tornati all'ovile. E Cioè a sinistra”. E questo non farebbe che confermare quel che la Lega dice da tempo, e cioè che ci sia “un complotto” contro Salvini e la Lega medesima. Insomma, per Zaia “sta nascendo una nuova sinistra” fatta da due partiti che si sovrappongono. “E che no saranno più quelli di prima. Fine del grillismo, fine del movimentismo…”. Almeno prima, al governo con la Lega, pensa Zaia, “i 5Stelle riuscivano a differenziare la loro fisionomia e darsi un profilo, con il Pd molti dei loro must sono sovrapponibili”.

Poi il governatore Veneto se la prende con Boccia, neoministro per gli Affari Regionali, che arriva in questo ministero “con un bagaglio mostruoso di dichiarazioni contro le autonomie, che va ben oltre la contestazione delle 23 materie di Zaia”. Ma è in buona compagnia, dice Zaia, prima di lui c'erano Barbara Lezzi ed Erika Stefani. “L'autonomia è stata chiesta da 11 Regioni oltre alle 5 che già ce l'hanno. Farne una questione di Nord è ridicolo” conclude Zaia.