Quelli ai quali il piano Colao non piace per niente

AGI - C'é chi lo definisce "un libro dei sogni" e chi chiede "regole e strategie" per non renderlo inutile. Sui quotidiani il Piano Colao per il rilancio presentato al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, non manca di suscitare commenti e anche qualche critica.

L'esortazione al governo è a scegliere dove e come intervenire e, soprattutto, a fare presto. "Chiamate un grande architetto e chiedetegli di preparare un progetto per riparare la vostra casa, che ha subito una forte scossa di terremoto dandogli unicamente indicazioni sommarie: la casa dovrà essere rafforzata in modo da risultare sostenibile, efficiente, bella. L'architetto si metterà al lavoro con la sua 'squadra' e sfornerà un progetto all'altezza della sua fama; non è detto però che il modo in cui guarda alla casa, con fondamenta rafforzate, coincida con il vostro e che, al di là del costo, la vostra famiglia, chiamata a viverci, sia entusiasta del risultato. Da questa difficile coincidenza tra bontà tecnica e gradimento diffuso dipende la realizzabilità di fatto di qualsiasi progetto a livello politico e a questo punto la palla passa ai politici", osserva Mario Deaglio su 'La Stampa'.

Scettico sulla piena realizzabilità dell'intero progetto è anche Francesco Giavazzi su 'Il Corriere della Sera'. L'economista ne fa una questione di metodo. "La task force di Vittorio Colao ha già ben ricordato cosa fare. La verità", sottolinea, "è che i problemi e gli interventi necessari all'Italia sono forse la cosa più nota a chiunque. Sarebbe meglio dedicare più tempo ad eliminare le strettoie che non consentono ai soldi che già ci sono di arrivare ai lavoratori e alle imprese. O ad eliminare gli ostacoli che fermano l'avvio di opere pubbliche già finanziate. Non abbiamo bisogno di altri libri dei sogni con l'Italia digitale in cima alla lista".

Anche perché, rileva l'ex commissario straordinario per l'attuazione dell'Agenda digitale, Diego Piacentini, "la tecnologia è solo uno strumento: se non è supportata da scelte, processi e competenze", dice a 'Il Corriere della Sera', "non viene usata al massimo scopo. Bisogna creare la capacità dinamica di reagire velocemente".

Al Paese, aggiunge, "servono investimenti in infrastrutture, in tecnologia. Riserve che", aggiunge, "diventeranno utilizzabili solo quando sarà necessario: non bisogna pensare solo all'ottimizzazione del profitto o alla riduzione delle spese, ma mettere in conto un impatto economico immediato che magari corrisponderà a un beneficio tra dieci anni. E serve una cooperazione fra Stato e aziende, lo Stato da solo non può farcela".

Ma soprattutto bisogna fare presto, incalza Carlo Cottarelli su 'Il Foglio'. "Non credo", afferma, "che servano un commissario al Recovery Fund ne' l'ennesima task force di esperti convocati soltanto per un'operazione di immagine. Di questo passo", sostiene l'economista, "non andremo da nessuna parte: l'Italia ha già perso gli ultimi vent'anni e un ulteriore ritardo, in piena emergenza economica, sarebbe letale".

Cottarelli indica anche due priorità: "riduzione dei tempi della giustizia e semplificazione burocratica". Sono queste, conclude, "le riforme più importanti per rilanciare l'economia italiana", perché "ci sono troppi moduli da compilare, troppi adempimenti da espletare".