Quello che postiamo sui social pesa (molto) sulla ricerca di un lavoro

Gabriele Fazio

Nella ricerca di un lavoro i candidati spendono mediamente online il 72% del loro tempo, mentre i recruiter il 45,1%, che, a quanto pare, è previsto toccherà il 55,7% entro un anno, tutto lavoro dedicato per lo più a scouting e analisi dei profili.

La ricerca di professionisti online – rispetto a quella offline – richiede meno investimenti economici e meno tempo, ma molti più investimenti in competenze. È​ quanto emerge da uno studio di Adecco, in collaborazione con l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, che ha indagato sull'impatto del digitale sul mondo del lavoro. Una ricerca che può fornire non solo indicazioni, ma anche risposte per orientarsi in quello che è il panorama più ostico che offrono le finestre del nostro paese. 

Per quanto riguarda i social media, LinkedIn si conferma un punto di riferimento per oltre la metà dei candidati (57,7%), che utilizzano la piattaforma prevalentemente per la ricerca di lavoro, contemporaneamente si rafforza l'utilizzo di Facebook (31,7% contro il 27% dell'edizione 2015) e fa la sua comparsa Instagram al 10%, superando immediatamente anche Twitter, che si attesta intorno al 4%.

I social network perdono, invece, importanza nel lavoro degli HR: LinkedIn scende dall'88% del 2015 al 73,6% di oggi, Facebook cala dal 28% al 14,4%, ma anche in questo caso compare Instagram (15,3%), che supera nuovamente Twitter (11,4%).

In aumento invece il ricorso ai social media per esplorare la personalità dei candidati (pari al 48,1% rispetto al 36% del 2015). “L'impatto dei canali social sull'attività di scouting degli HR e sulla ricerca di un lavoro da parte dei candidati è in crescita costante. La rapida evoluzione del mondo del lavoro e l'affermazione dei canali digitali in tutte le attività quotidiane sia professionali che personali sta cambiando radicalmente le abitudini non solo di chi cerca un lavoro, ma anche dei professionisti che si occupano di risorse umane”, ha dichiarato Cristina Cancer, Head of Talent Attraction and Academic Partnership di The Adecco Group.

Che conclude “Nei prossimi anni sarà importante riuscire a leggere in anticipo gli effetti di questi cambiamenti per avvicinare la domanda e l'offerta di lavoro, facilitando la vita sia dei candidati che degli HR”. In merito ai profili che i recruiter analizzano maggiormente online è in aumento la ricerca per i profili non manageriali, che sale dal 12% del 2015 al 28,3% di oggi, mentre è in leggero calo quella dei middle manager (dal 44% al 39,3%) e dei senior manager (dal 40% al 32,7%). Aumenta la selezione online per i profili più legati alla comunicazione, mentre diminuisce quella legata ai profili più tecnici.