"Quello successo sulla Marmolada è un crollo imprevedibile ma i ghiacciai sono al collasso"

Pierre TEYSSOT / AFP

AGI - Un crollo "imprevedibile" quello di un seracco ieri sulla Marmolada, ma i ghiacciai sono al collasso.

È netto con l'AGI Jacopo Gabrieli, ricercatore del Cnr-Isp Ice Memory. "Quello che arriva dalla montagna è uno schiaffo che dobbiamo usare per programmare il futuro - aggiunge - è ora di prendere in mano la situazione del clima, di cui la situazione dei ghiacciai, tutti sull'orlo del collasso, è evidenza di cambiamento. L'unica cosa da fare è smettere di immettere gas serra in atmosfera e adattarci".

"Io ieri mattina sarei andato tranquillamente in cima alla Marmolada - aggiunge il ricercatore - ed è comunque da sempre buona norma in montagna concludere le escursioni il prima possibile, a ridosso di ora di pranzo".

Ma, avverte Gabrieli, le questioni poste dall'enorme massa di pietre, acqua e ghiaccio che è crollata a valle sono due.

Una, appunto, quella più generale dell'emergenza climatica. L'altra è quella specifica del ghiacciaio del gruppo montuoso delle Alpi orientali.

"I seracchi sono conformazioni dei ghiacciai - spiega - e i ghiacciai si muovono. I seracchi sono instabili per definizione e collassano sempre. Ma diventano più instabili quando le temperature sono alte. E alla Marmolada, e non solo, le temperature non sono state alte ieri, sono alte da due mesi. Maggio e giugno hanno avuto temperature medie tipiche di agosto. Il ghiaccio si è imbevuto di acqua che ha fatto scattare il crollo, agendo da lubrificante".

Anche se è troppo presto per indagare e capire la dinamica del collasso del seracco di ieri, Gabrieli ipotizza uno scenario.

"Un laghetto di ghiaccio disciolto, una fusione superficiale, si è formato sotto il seracco - dice - l'acqua è percolata attraverso buchi e fessure arrivando in fondo e ha provocato il crollo. Un crollo non prevedibile per definizione".

Tuttavia, "quali erano le condizioni del ghiacciaio", data l'emergenza clima che viviamo, si interroga retoricamente il ricercatore.

"Oggi sono quelle che dovrebbe avere a settembre - la risposta - niente neve residua. L'impatto del cambiamento climatico si vede".

Diventa necessario dunque, per chi va in montagna ma anche per chi va al mare, esperto o meno che sia, "approcciare in maniera diversa l'ambiente naturale, avere accortezza maggiore".

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