Questa maggioranza troverà mai un'intesa sulla riforma della giustizia?

In molti si chiedono quanto durerà il neo governo giallorosso (M5s-Pd-Leu e ora anche la neonata Italia viva di Matteo Renzi). I sondaggisti sono cauti, anche perché, precisano loro stessi, l'esecutivo è appena nato e l'appoggio o meno della popolazione italiana dipenderà molto dalle politiche che saranno attuate, a cominciare dalla prossima finanziaria che, almeno nelle intenzioni, dovrebbe contenere il tagli delle tasse.

Già, è presto per dirlo, ma la politica del Palazzo, quella che si svolge nelle aule di Camera e Senato e, soprattutto, a Palazzo Chigi, all'orizzonte ha un problema che, sì è vero che riguarda anche i cittadini, ma soprattutto la linea politica dei singoli partiti o movimenti che compongono la nuova maggioranza: la riforma della giustizia. Un tema, questo, che ha fatto traballare i governi negli ultimi 25 anni.

Nell'accordo giallorosso la riforma che deve essere discussa (ma che è già pronta), è quella messa a punto dal Guardasigilli, Alfonso Bonafede.

E il problema della giustizia già si è fatto sentire il 18 settembre scorso quando la Camera (che avrebbe dovuto godere di una maggioranza schiacciante) ha votato contro la richiesta degli arresti domiciliari avanzata dalla Direzione distrettuale antimafia di Milano nei confronti del deputato forzista Diego Sozzani, indagato per finanziamento illecito dei partiti e corruzione.

Nonostante il parere favorevole da parte della Giunta per le autorizzazioni di Montecitorio: i voti a favore sono stati 235, 309 i contrari e un astenuto. In tutto 46 franchi tiratori tra le fila del Pd e Italia Viva di Renzi. Non bisogna scordarsi infatti che, nonostante la scissione del Pd voluta dall'ex premier ed ex segretario del Pd, sia alla Camera che al Senato, la maggior parte dei parlamentari eletti, erano stati candidati durante la reggenza di Renzi. E la sua linea politica è sempre stata garantista.

Quindi tornando alla riforma della giustizia e del Csm, entrambe scritte dal ministro pentastellato, non sono poche le distanze tra M5s, Pd, LeU e soprattutto Italia viva.

PUNTI CONDIVISI

La riforma del processo civile (che restringe la durata dei processi); il decreto che interviene sul miglioramento dei Tribunali fallimentari e il potenziamento delle infrastrutture attraverso l'uso delle nuove tecnologie e l'assunzione di personale.

Per quanto riguarda la riforma del processo Penale un punto di incontro fa riferimento alle sanzioni per i pm che ritardano la chiusura delle indagini preliminari, come per i giudici che invece non rispettano i tempi massimi per le sentenze. Pieno accordo sul divieto di rientro in magistratura per i magistrati eletti in Parlamento o nominati al governo e sul riconoscimento dell'Avvocato in Costituzione.

PUNTI DI CONTRASTO

Qui cominciano le note dolenti.

Riforma del Csm: il Pd è contrario alla parte della riforma che prevede il sorteggio per l'individuazione dei magistrati eleggibili.

Prescrizione: i democratici non condividono lo stop alla prescrizione del reato dopo il primo grado di giudizio. Il vicesegretario Andrea Orlando in un'intervista su La Stampa dichiara: “Credo che la drastica cancellazione della prescrizione sia un errore, ma dentro un percorso processuale si possono trovare equilibri compensando con altre garanzie”, ad esempio introducendo più stringenti finestre di controllo giurisdizionale sulle attività dei pm.

Problemi anche sul decreto intercettazioni che il M5s vorrebbe modificare

Altro nodo riguarda il decreto intercettazioni, firmato da Orlando nel 2017 quando era ministro della Giustizia e che dovrebbe entrare in vigore il 1° gennaio. Il M5s vorrebbe modificarlo.

Altri problemi riguardano la separazione delle carriere in magistratura che vede contrario il Movimento mentre è favorevole una parte dei Dem e probabilmente tutti i parlamentari di Italia Viva. Contrasti anche sul decreto “Spazza corrotti” che preclude l'accesso del condannato alle gare di appalto nella pubblica amministrazione. Il Pd è contrario.

Come si vede, sulla riforma della giustizia, non sono pochi gli ostacoli che dividono le componenti del governo giallorosso.

Il vicesegretario dei Dem Andrea Orlando nei giorni scorsi in un'intervista su La Stampa non nascondeva questo problema anche se sottolineava come “i nodi non si possono sciogliere a colpi di ultimatum sui giornali, ma sedendo a un tavolo e discutendo”. Sì, è vero, i nodi si sciolgono sedendosi a un tavolo, ma questo tavolo non è a due, bensì a quattro (M5s, Pd, Leu e, soprattutto, Italia viva), e Matteo Renzi, sulla giustizia ha idee che non si conciliano molto con quelle dei pentastellati.