Questi sono i giorni dell’Etna

(Adnkronos) - Appena 1184 ettari vitati divisi tra 383 viticoltori, con la stragrande maggioranza di questi che possiede meno di un ettaro e solo sette aziende superano i venti ettari di proprietà. Di questo parliamo quando si racconta della viticoltura etnea, un mondo di vini di montagna, ancora prima che di vini vulcanici, fortemente parcellizzato e che conta 133 contrade, ciascuna con la sua peculiarità pedoclimatica per caratteristiche di suolo, di altimetria, di versante, di esposizione, nonché per pratiche enologiche. Un territorio così sfaccettato è di per sé affascinante, ma al contempo difficile da comunicare, soprattutto al mondo estero. Ecco perché nasce Etna Days, la prima edizione dell’evento organizzato dal Consorzio di tutela vino Etna Doc rivolto alla stampa straniera - insieme a un piccolo gruppo di giornalisti italiani tra cui noi di Adnkronos Wine/Vendemmie - per conoscere da vicino i vini di “A’ Muntagna”, come chiamano l’Etna da queste parti.

È il direttore del Consorzio Maurizio Lunetta a spiegarci la genesi dell’idea e il vuoto che bisognava colmare: “La stampa nazionale e locale non ha mai smesso di seguire la crescita di questa denominazione, di far visita al territorio e conoscere le cantine, ma andava colmato il gap sul fronte internazionale, perché per consentire a un areale vitivinicolo di diventare un “classico” il pubblico deve ampliarsi. Il rischio sennò è che si continui a parlare di Etna come un posto che “va di moda”. Qui lo sguardo straniero aiuta perché è estraneo al contesto e riesce più facilmente a coglierne le caratteristiche. Abbiamo puntato soprattutto su Europa e Stati Uniti, ma il format può cambiare a seconda delle esigenze. Stiamo, ad esempio, pensando a un incoming di buyer dall’estero dedicato in particolare modo ai produttori più piccoli che sono meno strutturati per andare incontro ai mercati”.

Mappa della zona di produzione e dei versanti - Consorzio tutela vini Etna Doc

Attraverso questa e altre iniziative la realtà consortile che fa capo alla doc etnea sta mostrando una buona dinamicità. Una propulsione partita da poco perché è con il 2019 che il consorzio è stato ufficialmente riconosciuto ottenendo l’“Erga Omnes”. Nato nel 2008, in realtà rappresenta una delle denominazioni più antiche d’Italia, anno 1968: “Oggi - continua il direttore - il consorzio rappresenta circa il 90 per cento della produzione del vulcano, fatta da nomi noti a livello internazionale, ma soprattutto da molti piccoli e piccolissimi produttori che hanno sempre avuto la stessa visibilità e attenzione dei primi. Ci sono seconde e terze generazioni che iniziano a fare impresa anche solo con 600 bottiglie. Qui si può fare, altrove avrebbe meno senso. Negli ultimi tempi abbiamo anche deciso di rallentare la corsa. Il timore era che si stesse crescendo in maniera disordinata, così nel 2020 abbiamo vietato l’iscrizione di nuovi vigneti alla Doc. Cadrà a fine 2023 e al momento è presto per valutare se rinnovarlo o meno. Nel complesso parliamo di una produzione davvero piccola, circa 4 milioni e mezzo di bottiglie, dove prevale ancora il rosso, ma con il bianco etneo che incalza sempre più. In teoria lo spazio per crescere e di tanto ci sarebbe. Tutto l’areale del vulcano è pari a 25mila ettari, ma tra territori invasi dalle colate laviche - che ricordiamoci sono continue - e vincoli imposti dall’Ente Parco, è davvero difficile pensare a un’estensione dell’areale viticolo”.

Pochi ettari dunque e anche preziosi economicamente parlando. Nulla di paragonabile alle più note denominazioni italiane - vedi Brunello di Montalcino, Barolo, Rive del Prosecco Docg per dire - ma 10mila metri quadrati non vanno via a meno di 150 mila euro, moltissimo rispetto alla media del costo del vigneto in Sicilia. Ma se il prestigio di una Doc si valuta anche in base al fatto che la richiesta deve essere maggiore dell’offerta, qui, sul territorio del vulcano attivo già grande d’Europa, le condizioni ci sono tutte: “Il prossimo passo - spiega Lunetta - è ottenere il certificato di sostenibilità Equalitas per l’intera Doc e per farlo ci stiamo muovendo in partnership con la prima denominazione italiana che l’ha ottenuta, ovvero il Nobile di Montepulciano. Si continua a lavorare sulla definizione delle contrade - oggi 133 - ma che potrebbero anche crescere di numero, solo però attraverso puntuali rilevazioni tecniche e scientifiche. Un’altra novità potrebbe essere lo spumante Doc Etna a base uva Carricante, da affiancare a quello di Nerello Mascalese, l’unico al momento permesso nella denominazione”. Adnkronos - Vendemmie