Questione Ciro Grillo, Ingombro fantasmatico nell'alleanza Pd-M5s

Fulvio Abbate
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Ansa (Photo: Ansa)
Ansa (Photo: Ansa)

Chiamiamolo pure l’Ingombro Ciro. La domanda è d’obbligo, almeno per abbia chi voglia di ragionare, ben oltre la contingenza immediata, sul possibile futuro dell’ipotetica persistente (?) alleanza Pd-M5S. Come si colloca, metti, nell’immaginario politico-culturale di una possibile ulteriore vicinanza di governo proprio tra Partito democratico e M5S, l’animatissimo e tuttavia problematico video di Beppe Grillo in difesa del proprio figlio?

Ciro, nome quasi impegnativo da portare, pronto a oscillare tra la Persia leggendaria e l’urlante Sandra Milo negli studi di via Teulada, su cui pende l’accusa di un presunto stupro?

L’approccio all’intera vicenda, così come l’ha offerta a tutti noi il genitore Beppe, investe sia il piano giudiziario sia i termini della condotta etica personale, dunque prospettive e problemi.

Ciro, rampollo di Beppe Grillo e di Parvin Tadjk, cosa nota, dovrà in ogni caso affrontare un processo insieme ad altri amici ventenni.

L’episodio in sé, meglio, la presunta violenza, nel suo dato di gravità oggettiva, non è però qui oggetto di discussione, la risposta spetterà ai giudici, resta tuttavia il peso dell’intero Ingombro fantasmatico prodotto finora dalla narrazione pubblica e mediatica del possibile accaduto. In breve, vero o presunto, il racconto dello stupro peserà certamente sul futuro di una prossimità politica, o qualcosa di assai simile, tra il Partito democratico e il Movimento 5 Stelle o di ciò che ne rimane, al netto anche dell’esistenza di un Giuseppe Conte, che peraltro si è espresso nel merito con parole di felpata circostanza.

Resta, al momento, su tutto, appunto, l’Ingombro, lo spettro, il simulacro della narrazione sui fatti. Cominciando proprio dal video paterno, dall’ars retorica impiegata da un genitore in difesa della “creatura”, compr...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.