"Questo caos è la situazione ideale per i jihadisti" dice il politologo Kepel

Alberto Ferrigolo

“Il caos in cui versa il Medio Oriente rischia di far esplodere di nuovo la minaccia terroristica. E la prima a rischio, data la sua posizione geografica, è l'Italia”. È l'opinione di Gilles Kepel, il politologo americano, in un' intervista a Il Fatto Quotidiano. Secondo Kepel, infatti, caos e minaccia “per gli islamisti sono circostanze ottimali” perché “nell'est della Siria, i soldati americani sono ormai concentrati su un eventuale attacco dell'Iran e trascurano la lotta contro quel che resta dell'Isis”. A questo fattore, secondo il politologo, “si aggiunge l'arrivo in Libia degli ex jihadisti siriani rifugiati in Turchia per combattere al fianco del governo di Tripoli contro il maresciallo Haftar. E la situazione si sta degradando rapidamente”.

Tuttavia, a suo avviso, la minaccia maggiore non arriverà dalla Siria, “dove il jihadismo è ormai privo di risorse”, ma è dalla polveriera libica, “dove troppi attori” come Turchia, Russia, Arabia Saudita, con Francia e Italia, stanno muovendo le loro pedine, “che la detonazione sarà più forte”. Insomma, in queste condizioni il jihadismo “potrebbe approfittare di una nuova ondata di immigrazione non controllata” e pertanto “una nuova guerra civile in Libia, con la partecipazione turca, potrebbe rilanciare le partenze in mare”. Ciò che implicherebbe la creazione eventuale di “nuove reti”, quindi “il passaggio di armi” e “non si possono escludere attacchi sul suolo italiano”. Una cooperazione tra Francia e Italia “sarebbe molto più utile di tanti battibecchi”.

Per il politologo Usa è poi indubbio che ci sia un “prima e un dopo Charlie Hebdo”, perché “i jihadisti hanno attaccato la libertà d'espressione e delle personalità molto amate”. E quell'impatto è stato fortissimo. Così, come per il Bataclan, ci siamo trovati di fronte a un jihadismo di “terza generazione”, cioè ad un sistema reticolare di individui coordinati, a partire da Raqqa. Quindi lo stesso che, prima ancora, nel 2012, “era stato all'origine degli attacchi di Mohammed Merah contro dei poliziotti e in una scuola ebraica”. All'epoca le autorità, sostine Kepel, “sbagliando, avevano parlato di ‘lupo solitario'. Quel jihadismo non esiste più” assicura.