Questo Grillo ricorda Berlusconi (e Conte somiglia ad Alfano)

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ROME, ITALY - MAY 14: Former Prime Minister and leader of Forza Italia Silvio Berlusconi participates in the television show L' Aria che tira in front of a photograph of Beppe Grillo, on MAY 14, 2019 in Rome, Italy. (Photo by Simona Granati - Corbis/Getty Images) (Photo: Simona Granati - Corbis via Getty Images)
ROME, ITALY - MAY 14: Former Prime Minister and leader of Forza Italia Silvio Berlusconi participates in the television show L' Aria che tira in front of a photograph of Beppe Grillo, on MAY 14, 2019 in Rome, Italy. (Photo by Simona Granati - Corbis/Getty Images) (Photo: Simona Granati - Corbis via Getty Images)

Per quanto possa suonare provocatorio, sacrilego, addirittura osceno, c’è tanto in comune tra Berlusconi e Grillo. Il quale rispetto a Conte si sta comportando proprio come l’altro, otto anni fa, aveva trattato il povero Alfano: presi a pedate entrambi per lesa maestà. Variano i personaggi, cambiano le etichette, ma la storia inesorabile si ripete a conferma che la politica ha “corsi e ricorsi”, come direbbe Vico, ovvero il teatrino è sempre lo stesso. C’è un leader carismatico un po’ vecchio e spompato che finge di volersi ritirare, individua il presunto successore, lo incoraggia a farsi avanti, addirittura si incontrano per concordare il passaggio delle consegne e poi sul più bello, quando l’altro ormai si sente in tasca le chiavi di casa, bruscamente lo accompagna alla porta. Addio.

È la fenomenologia tipica del Fondatore, che non può sganciarsi dalla sua creatura. Separarsene significherebbe morire. Cervello, razionalità e buonsenso spingevano il Cav a farsi da parte perché nel 2013 andava verso gli ottanta con uno sciame di Procure alle spalle. Per giunta Alfano era il più ligio dei suoi seguaci, sempre spalmato a pelle d’orso, disposto perfino a immolarsi come nel famoso “lodo” che doveva garantire a Silvio l’immunità perpetua. Ma si sa: la pancia, cioè le emozioni, ottenebrano la mente. Sul più bello prevalse l’auto-conservazione. Cosicché il padre-padrone ripudiò il figlioccio oltretutto facendogli fare la parte del pirla, sostenendo che Angelino non aveva il “quid”, la marcia in più indispensabile per guidare Forza Italia. Diversamente da allora, stavolta è Beppe che accusa Giuseppe di considerarlo un “coglione” (mai sospetto del genere sarebbe passato per la mente del Cav); però lo schema rimane identico, qualcuno che si considera furb...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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