"Qui la vita scorre normale perché i taiwanesi sono coraggiosi, ma la guerra è un incubo"

NOEL CELIS / AFP

AGI - "La settimana scorsa una notte c'è stato un temporale molto forte che in otto anni non avevo mai sentito, mi sono svegliata di soprassalto ed ero convinta che fosse la guerra": Elena è un'italiana di 36 anni che vive a Taiwan dal 2014 e ai venti di guerra attorno all'isola ormai si è abituata. La tensione degli ultimi giorni, però, da quando è stata preannunciata la visita della speaker della Camera dei rappresentanti Usa, Nancy Pelosi, l'ha colpita.

"Noi qui stiamo svolgendo la vita di sempre, non è cambiato nulla", assicura Elena in un'intervista all'AGI, "lavoriamo e continuiano le attività di tutti i giorni e amici e parenti non sono troppo preoccupati. I taiwanesi sono coraggiosi e sono abituati alle minacce e all'attenzione mediatica. Un mio ex collega italiano è dovuto tornare in patria al capezzale della madre ma vuole tornare perché qui vive bene. Non si vedono assalti ai supermercati, solo qualche grande camion militare in più per le strade".

La sua casa è a Taoyuan, nella zona più industrializzata dell'isola un'ora di auto a nord di Taipei, dove risiede con il marito taiwanese Louis, titolare di un'azienda a conduzione familiare, e i loro due figli, Shao di cinque anni e Ann di due. Elena lavora in modo saltuario e in questo periodo sta facendo un corso di salvataggio in mare.

Alle minacce cinesi i 23 milioni di taiwanesi hanno ormai fatto il callo anche se stavolta, con le imponenti manovre militari nello Stretto, fanno più paura. "I bambini hanno solo il passaporto taiwanese e gli stiamo facendo anche quelli stranieri (Elena ha la cittadinanza italiana e britannica, ndr) nel caso si dovesse fuggire", riferisce.

"La settimana scorsa si è tenuta l'esercitazione con cui due volte all'anno si simula un attacco e si deve restare tutti in casa per mezz'ora", racconta Elena, "quando ne parliamo in casa c'è un po' di paura che stavolta ci sia davvero la possibilità che si arrivi a una guerra".

"Nessuna preoccupazione, non siamo ancora pronti a diventare cinesi", rassicura il marito Louis. Ma per Elena anche lui ha il timore che nel caso di un attacco di Pechino l'isola non riuscirebbe a resistere. Del resto i telegiornali a Taiwan non parlano d'altro e le notizie sulle tensioni con la Cina hanno soppiantato quelle sulla pandemia.

"Nessuno ha capito il vero senso di questa visita di Nancy Pelosi, non ha fatto dichiarazioni o annunci particolari e allora ci si chiede: cosa cambia?", sottolinea Elena. "Gli Stati Uniti promettono sostegno ma c'è poca concretezza, alla fine Taiwan è da sola di fronte alla potenza cinese e c'è la paura di perdere la libertà con ripercussioni anche per le attività economiche". "Louis", conclude, "non vorrebbe che i bambini crescessero in un mondo monopolizzato dalla Cina come ormai avviene a Hong Kong".

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