"A Genova non ci sono colpe da assegnare, se non alla nostra incompetenza, alla nostra incuria e al poco interesse per i cittadini"

Flavia Piccinni

"Quando il ponte Morandi è venuto giù sono rimasta impietrita. Una sensazione così l'avevo provata solo davanti al crollo delle Torri Gemelle. Adesso c'è disperazione. C'è rabbia. C'è dolore. Sono cose che non dovrebbero succedere. Non dovrebbero succedere". Le parole di Carla Signoris, genovese classe 1958, attrice e conduttrice televisiva, comica e doppiatrice, sono la sostanza stessa del tormento. La sua voce gentile, caratterizzata da quell'accento particolare che l'ha resa così ben distinguibile, si interrompe molte volte, s'avvita su se stessa, s'affossa su quel un dramma che non riesce a spiegarsi. "No – prosegue - non riesco proprio. Avrò fatto quel ponte migliaia di volte. Ogni volta mia madre mi diceva: Saluta la Madonnina della Guardia. Saluta la Madonnina della Guardia". La voce si inclina ancora un poco, mentre il pensiero va al Santuario della Madonna della Guardia, il più importante santuario mariano della Liguria, che ha sede sulla vetta del monte Figogna. "Il Morandi mi faceva paura da ragazzina, poi alle cose ti abitui. Mica non puoi fare tutto ciò che desta ansia, altrimenti ti paralizzi" aggiunge, con un sospiro.

E cos'altro pensava, ancora, quando passava sul ponte?

A quanto fosse bella la mia Genova. La città da cui, nonostante tutto, non sono mai andata via. Ed è assurdo che serva una disgrazia del genere, una disgrazia così, perché le istituzioni si accorgano di quanto sia stata abbandonata. Qui non ci sono colpe da assegnare, se non alla nostra incompetenza, alla nostra incuria e al poco interesse per i cittadini.

Immagino che ne abbia parlato molto anche con suo marito, Maurizio Crozza, genovese come lei.

Da mercoledì non facciamo altro. Ma, vede, io non sono in grado di dire se è un problema di sete di profitti. Da quello che leggo mi pare di capire che questo è stato, ma questo è inaccettabile. È inaccettabile che sia così, sulla pelle della gente. E sulla pelle di questi morti tutti dobbiamo tirare su le...

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