Quirinale, Berlusconi chiama Salvini: vertice venerdì con Meloni

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Quirinale, giro di telefonate tra i leader del centrodestra. Silvio Berlusconi ha chiamato Matteo Salvini per il vertice di Villa Grande, residenza romana del Cavaliere. All'incontro anche la leader di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni. A quanto apprende l'AdnKronos, gli alleati si dovrebbero riunire già questo venerdì. I leader faranno il punto in vista della prossima elezione per il Colle, in un incontro che potrebbe chiarire definitivamente le intenzioni del leader azzurro, pronto a rompere gli indugi sulla sua candidatura. Nelle scorse ore, lo slittamento del vertice del centrodestra era stato dato per certo, di pari passo con il rinvio della riunione del Pd inizialmente convocata per il giorno 13 e poi aggiornata a nuova data.

Ad oggi la sintesi del centrodestra non sembra ancora a portata di mano, anzi di voto, per il Colle. Innanzi tutto la candidatura di Berlusconi, che ancora resta tra le opzioni possibili, ma non formalizzata "blocca tutta la vicenda, la possibilità di un dialogo tra tutte le forze politiche", per usare le parole di Enrico Letta, che fotografano perfettamente la situazione nel campo degli avversari di centrodestra. A testimoniare che si naviga ancora in alto mare poi le parole dei leader - Berlusconi, Salvini e Meloni - che si sovrappongono, contraddicono, smentiscono a vicenda. Ma ormai l'alleanza ha chiaro che deve sciogliere il primo rebus legato al nome del fondatore di Fi.

Il capo leghista, che si espone più di tutti, dopo settimane defilato firma l'ultima stoccata: "Noi resteremo al governo in ogni caso, sia che Draghi resti a palazzo Chigi sia che vada al Colle". Parole che sono l'esatto contrario di quanto fatto trapelare dal Cavaliere nelle scorse ore, che ha invece chiarito come Fi senza Draghi al timone lascerà il governo, con conseguente ricorso al voto anticipato. Vale a dire anche che le opzioni per il Colle sono tutte aperte "anche se noi vorremmo che Draghi restasse lì", dice il leghista, cui dà man forte anche Giancarlo Giorgetti ("Sinora l'autorevolezza di Draghi, penso all'Europa e al Pnrr, è stata fondamentale. Qualcun altro avrà la stessa autorevolezza? Non lo so...").

Sempre Salvini ha fatto sapere che "in ogni caso, nel 2022 al governo bisognerà mettere le forze migliori", non smentendo un suo possibile ingresso dell'esecutivo, insieme ai "migliori della politica". Affermazioni che sembrano sbarrare la strada a un governo 'tecnico' in stile draghiano, da preparare per un trasloco dell'ex capo della Bce al Quirinale senza troppi sconquassi. Da Giorgia Meloni un cauto silenzio, in attesa degli eventi (a partire dal summit di venerdì a Villa Grande), con l'idea che il passo indietro le permetterà di prendere la migliore rincorsa nel rush finale. Se Berlusconi si candida allora sarà in prima fila a chiedere unità agli alleati, ma prevedendo un piano B che a quel punto non si potrà non elaborare, in caso di debacle del Cavaliere o ripensamenti dell'ultima ora.

Piano B che a quanto si apprende è in cima anche all'agenda di Matteo Salvini, che oggi ha incontrato i centristi di Coraggio Italia di fronte al Senato confrontandosi con Giovanni Toti e Giovanni Brugnaro. Centristi che poi hanno fatto sapere come la linea espressa da Salvini sarà adottata dal partito: "Riteniamo che nella situazione attuale la legislatura debba andare avanti fino alla sua scadenza naturale, rafforzando l'esecutivo con nuove forze". "Il centrodestra verificherà da qui a qualche ora se ci sono condizioni per il voto a Berlusconi", avverte il governatore ligure.

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