Quirinale, Celotto: "Con premier al Colle ingorgo istituzionale senza precedenti"

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"Un raccontino di fantascienza" lo definisce il professor Sabino Cassese, giudice emerito della Corte costituzionale, tra ironia e considerazioni di natura giuridica, durante la trasmissione di Radiouno Rai 'Un giorno da pecora'. "Un ingorgo istituzionale senza precedenti", sintetizza all'Adnkronos Alfonso Celotto, ordinario di diritto costituzionale presso l'Università Roma Tre. Un'ipotesi "naturalmente per ora solo di scuola", che potrebbe concretizzarsi qualora il presidente del Consiglio venisse eletto Presidente della Repubblica, circostanza mai accaduta nella storia della Repubblica.

"Trovo estremamente improprio, per essere gentile, che si discuta del Capo dello Stato quando è in carica. L'unico autorizzato a parlare del Capo dello Stato è il Presidente della Repubblica", ha affermato la settimana scorsa il premier Mario Draghi, rispondendo ad una domanda sui commenti relativi ad una sua candidatura. Tuttavia è inevitabile che nei prossimi mesi il suo nome continui a circolare nel 'toto-Quirinale' e in caso di elezione si aprirebbe uno scenario inedito dal punto di vista costituzionale prima ancora che politico.

"L'ufficio di Presidente della Repubblica - recita l'articolo 84 della Costituzione - è incompatibile con qualsiasi altra carica". Se i grandi elettori dovessero sceglierlo come prossimo Capo dello Stato, Draghi dovrebbe quindi dimettersi e a quel punto si entrerebbe in un campo privo di un'esplicita disciplina sia nella legislazione costituzionale che in quella ordinaria.

In pratica per un periodo, certo limitato a pochi giorni o forse poche ore, si aprirebbe una parentesi con un Presidente della Repubblica uscente ancora in carica e uno subentrante non ancora insediato; un presidente del Consiglio dimissionario che tuttavia non potrebbe più guidare il Governo, anche per il solo disbrigo degli affari correnti.

E a quel punto "la via più semplice - spiega ancora Celotto - potrebbe essere la nomina di un vicepresidente del Consiglio. Una soluzione che naturalmente richiede vari passaggi. Di sicuro ci troveremmo in presenza di un ingorgo istituzionale senza precedenti, anche se, tengo a precisarlo, naturalmente parliamo di un'ipotesi per ora solo di scuola".

L'unico riferimento normativo esistente da cui si possa partire è l'articolo 8 della legge 400/1988, che disciplina l'attività del Governo e l'ordinamento della presidenza del Consiglio. "In caso di assenza o impedimento temporaneo del presidente del Consiglio, la supplenza - si legge nella disposizione - spetta al vicepresidente o, qualora siano nominati più vicepresidenti, al vicepresidente più anziano secondo l’età. Quando non sia stato nominato il vicepresidente del Consiglio dei ministri, la supplenza spetta, in assenza di diversa disposizione da parte del presidente del Consiglio, al ministro più anziano secondo l’età".

Finora nella storia repubblicana è accaduto che vicepresidenti del Consiglio o ministri anziani siano stati chiamati a presiedere il Consiglio dei ministri, ma non si ricordano casi di assenza o impedimento di un premier tali da richiedere sostituzioni prolungate nel tempo. Né, come detto, mai presidenti del Consiglio in carica sono stati eletti alla Presidenza della Repubblica. "E non è previsto in nessuna norma - ribadisce Celotto - cosa accada qualora l'assenza o l'impedimento dipendano da dimissioni per l'elezione a Capo dello Stato".

Difficile pensare ad una crisi di governo lampo gestita dal Presidente della Repubblica uscente e alla nascita immediata di un altro esecutivo che comunque si dimetterebbe non appena insediato il nuovo inquilino del Colle. Anche se sarebbe inedito il caso di dimissioni di un premier uscente formalmente accettate senza la nomina contestuale del successore.

Inoltre attualmente non c'è un vicepremier, come ad esempio avvenne nel Conte uno, dove il premier aveva Matteo Salvini e Luigi Di Maio come numeri due. In questo caso 'il vice di fatto' è il ministro più anziano, vale a dire il titolare della Funzione pubblica Renato Brunetta, 71 anni proprio oggi.

"Penso che l'articolo 8 della legge 400/1988 ad oggi sia l'unica norma a cui si possa far riferimento se il presidente del Consiglio venisse eletto al Quirinale, mancando un'esplicita disciplina - afferma ancora Celotto - In quel caso Draghi potrebbe designare un vicepresidente del Consiglio che guiderebbe il Governo fino al suo insediamento come Capo dello Stato, presentando le dimissioni immediatamente dopo come avviene per prassi".

"E' chiaro che in questo caso non sarebbero dimissioni di cortesia, ma segnerebbero l'inizio formale di una crisi di governo. Ma qui ci addentriamo in un campo che è prettamente politico nel quale naturalmente non intendo entrare".

"Fermo restando - conclude Celotto - che, anche per quanto riguarda l'elezione del prossimo Presidente della Repubblica, siamo solo all'inizio di giochi e valutazioni, non solo politiche ma anche giuridiche come abbiamo visto, che ci accompagneranno da qui a gennaio". (di Sergio Amici)

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