Quirinale, il 24 si comincia ma tra i partiti è ancora stallo

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Image from askanews web site
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Roma, 4 gen. (askanews) - Si comincia il 24 gennaio, ma questa volta più che mai i partiti sono ancora lontanissimi da qualsiasi accordo sul nome del prossimo presidente della Repubblica. Lo stallo è perfetto, con Mario Draghi teoricamente candidato ideale per avere i voti di tutti o quasi ma in realtà frenato da tutti quelli che temono le elezioni anticipate, e con Silvio Berlusconi, forse il più divisivo dei nomi che si possa immaginare ma che i suoi descrivono determinato ad andare fino in fondo. Anche la mossa dei senatori M5s - chiedere ufficialmente il bis di Sergio Mattarella - non pare al momento sortire alcun effetto, se non nelle dinamiche interne al Movimento, e non solo perché il capo dello Stato ha fin qui escluso ripetutamente l'eventualità di un secondo mandato. Il no ribadito già a capodanno da Fdi e Lega sembra tagliare la strada a qualunque possibile "acclamazione" di Mattarella e, dunque, toglie forza anche all'iniziativa dei senatori M5s.

Il primo snodo saranno i vertici della prossima settimana: la riunione della direzione Pd fissata per il 13 gennaio e il summit del centrodestra che dovrebbe tenersi subito prima o subito dopo. Il tavolo invocato da Matteo Salvini per ora rimane vuoto, il Pd continua a ripetere che nessun dialogo è possibile finché sarà in campo l'ipotesi della candidatura di Berlusconi. E in effetti, di fatto, la partita del leader di Fi blocca qualunque altro ragionamento, compresa l'elezione di Draghi al Colle. Su questo il Pd è pronto alle barricate, da settimane si parla addirittura dell'ipotesi di non partecipare al voto se il centrodestra davvero voterà Berlusconi.

Ma se il centrodestra ha le mani legate per la candidatura del leader di Fi, le cose non vanno meglio nell'altro schieramento. La mossa dei senatori M5s è arrivata proprio mentre dal vertice del partito arrivava una cauta apertura a Draghi, con Stefano Patuanelli che esclude "preclusioni" nei confronti del premier. Il fatto è che i parlamentari del Movimento sembrano davvero poco gestibili e anche questo preoccupa il Pd. Anche tra i democratici, peraltro, le posizioni sono diverse, perché se Enrico Letta non esclude nulla, convinto che Draghi debba continuare ad avere un ruolo, o a palazzo Chigi o al Quirinale, buona parte del partito non vede per niente bene l'ipotesi della "promozione" del premier. Inutile, poi, provare a decifrare le posizioni di quella vasta area centrista, in parte ospitata nel gruppo Misto e in parte rappresentata da Iv e Coraggio Italia.

Sicuramente, come ripetono in molti, i giochi per il Quirinale si fanno sempre nelle ultime ore prima del voto. Ma in questo caso il puzzle sembra davvero particolarmente complicato da comporre.

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