R.Lombardia: blitz Lega su referendum Legge elettorale,protesta Pd

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Milano, 18 set. (askanews) - Il gruppo regionale lombardo del Pd ha scritto oggi alla presidente della seconda commissione Affari istituzionali del Consiglio regionale, Alessandra Cappellari (Lega), per protestare contro la forzatura con cui la stessa ha deciso di iscrivere nella seduta di domani mattina, ore 10.30, il testo di referendum parzialmente abrogativo della legge elettorale nazionale. Se questo testo sarà approvato da cinque Regioni, e se il quesito passerà il vaglio della Consulta, sarà indetto il referendum per trasformare la legge elettorale di Camera e Senato in senso totalmente maggioritario.

La lettera è stata firmata dal capogruppo democratico Fabio Pizzul e dal capodelegazione in seconda commissione Jacopo Scandella, che è anche vicepresidente della stessa commissione, d'intesa con i gruppi Lombardi Civici Europeisti e +Europa con Emma Bonino.

"La Lega, ancora una volta, piega le istituzioni ai propri interessi politici, facendo valere la forza dei numeri per impegnare la Regione Lombardia in una battaglia di parte, quella di Matteo Salvini contro il Governo in carica - spiegano gli esponenti del Pd -. La presidente Cappellari ha commesso una grave scorrettezza perché ha iscritto d'ufficio la proposta di referendum all'ordine del giorno della commissione, cancellando la seduta già convocata e spostandola al giorno successivo, senza nemmeno sentire il suo ufficio di presidenza. Lo scopo, evidentemente, è quello di imporre una discussione lampo su un tema che certamente meriterebbe un approfondimento serio, con audizioni di esperti della materia. È un modo scandaloso di concepire le istituzioni, che non ci vedrà certo complici".

Nella lettera Pizzul e Scandella lamentano di essere stati avvisati solo nel pomeriggio di oggi dell'iscrizione all'ordine del giorno della seduta di domani mattina della proposta di referendum e di non ritenere ragionevole che si discuta di un tale provvedimento con procedura d'urgenza, senza convocare Giudici costituzionali emeriti e Docenti di diritto costituzionale al fine di valutarne i contenuti, trattandosi di un quesito complesso e dalle ricadute importanti per l'assetto democratico del Paese.