Raccoglievano donazioni per il KKK su PayPal: sospesi

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Sta facendo discutere la sospensione dell'account PayPal - il servizio di trasferimento di denaro on line - di un'associazione statunitense chiamata Local White Knights, riconducibile ai suprematisti bianchi del Ku Klux Klan, che per un arco di tempo imprecisato (ma considerevole, a quanto pare) ha utilizzato senza alcun ostacolo la piattaforma per raccogliere donazioni da simpatizzanti del gruppo razzista, potendo così finanziare le proprie attività di propaganda. E’ stata un’utente di Twitter, tale Nandini Jammi, a denunciare la situazione pubblicando schermate del sito dei Local White Knights e chiedendo quindi a PayPal di spiegare la situazione. Dopo alcuni giorni, l’account è stato disattivato.

I termini di utilizzo del servizio di pagamento dicono a chiare lettere che non è possibile utilizzarli "per promuovere odio, violenza o altre forme di intolleranza e discriminazione". Regole cristalline, eppure difficili da far rispettare. Jammi ha spiegato alla BBC che PayPal non riesce a muoversi con il tempismo richiesto da un caso come questo. O meglio, non riesce sempre: alcune volte la risposta alla segnalazione è tempestiva; altre volte invece trascorrono molti giorni.

Alla radice del problema c’è la prassi secondo la quale PayPal, sempre secondo Jammi, non effettua un controllo preventivo delle attività dei propri utenti. La raccolta on line di fondi, dopotutto, è uno dei mezzi più sfruttati dai gruppi suprematisti, che ricevono donazioni da piattaforme di pagamento e di promozione pubblicitaria assolutamente legali. Sotto accusa è finita anche Google, perché il conto PayPal legato dei Local White Knights è stato creato con una mail del servizio di Mountain View. Ovviamente ne è stata chiesta la sospensione.

La vicenda solleva quindi una questione generale, che investe tutte le piattaforme legali con le quali soggetti potenzialmente dannosi - o anche palesemente illegali - comunicano le proprie idee e attività, e trovano mezzi per operare. C’è insomma una zona grigia entro la quale stabilire il confine tra ciò che punibile e ciò che non lo è risulta decisamente difficile.