Raffaele Lombardo, dall'odor di mafia al default

La situazione siciliana agita anche Roma. Il premier Mario Monti ha chiesto conferma, attraverso una lettera, delle annunciate dimissioni di Raffaele Lombardo. Il governatore aveva pubblicamente dichiarato di essere pronto a passare la mano a seguito delle nuove vicende giudiziarie che lo vedono coinvolto e delle turbolenze all'interno della maggioranza. La data individuata per le dimissioni? Il prossimo 31 luglio. Il presidente del consiglio ha voluto verificare le intenzioni di Lombardo soprattutto alla luce delle voci sulla difficilissima situazione debitoria della regione Sicilia: da più parti è stato paventato il rischio di un possibile default.

Il contrattacco di Lombardo. Cosa ha detto il Governatore, su Yahoo! Finanza.

Che la Sicilia sia storicamente amministrata con metodi da malaffare e con una cattiva gestione del denaro pubblico è cosa nota, basti pensare che dei 20 miliardi di euro giunti in Sicilia dall’Europa soltanto il 9% è stato speso a causa di lungaggini e inefficienze che nessun commissariamento è riuscito a risolvere. La politica nell'isola continua ad essere dominata da logiche clientelari e da rapporti sospetti con la Mafia.

Raffaele Lombardo è il politico che da quasi 20 anni domina la scena in Sicilia, la regione che sin dal 1946 gode dello statuto autonomo che le conferisce poteri e competenze esclusive su molte materie, dai beni culturali all'ambiente, dal turismo all'agricoltura. Lombardo nasce politicamente in seno alla DC di Calogero Mannino (era considerato uno dei "delfini" dell'ex ministro). La sua carriera nell’Assemblea Regionale Siciliana, come eletto nel collegio elettorale catanese, comincia nel 1986 e si protrae per più mandati. Nel 1994 le prime dimissioni a causa del coinvolgimento in inchieste da cui sarà poi assolto. La sua ascesa politica non si arresta, gode di un consenso personale impressionante nel catanese e il suo "pacchetto di preferenze" lo rende un uomo potente e temuto.

Yahoo! Notizie - La conferenza stampa di Lombardo dopo le preoccupazioni di Monti

Già parlamentare europeo dal 1999 nel 2003 diventa presidente della provincia di Catania. Un anno dopo viene nuovamente nominato europarlamentare con l'UDC a seguito della rinuncia di Totò Cuffaro, amico e rivale, che in quel momento occupa la carica di Presidente della Regione Sicilia. Non sarà l'ultima volta che l'uscito da scena di Cuffaro sarà per lui una promozione: proprio le dimissioni nel 2008 del governatore indagato per reati collaterali alla mafia (attualmente detenuto nel carcere di Rebibbia dopo la condanna definitiva, pur senza l'aggravante mafiosa) danno il via alla definitiva ascesa di Lombardo, eletto governatore il 14 aprile dello stesso anno.

Le alleanze politiche e la destrezza politica di Lombardo lo hanno aiutato a creare un partito del quale lui è insieme leader e padre padrone. Una volta scaricato dall’Udc la sua campagna ha sempre fatto perno sul concetto di "autonomia", anche se alla fine, più di se stesso che della Regione. Si è alleato prima con la Lega e Pdl, poi una volta entrato in conflitto con l'allora Sottosegretario alla presidenza del consiglio Miccichè, ha costituito una nuova giunta con l’appoggio di Mpa, Fli, Pd, Api e Udc di Casini.  

Le accuse di associazione a delinquere, concorso esterno in associazione mafiosa e voto di scambio non lo hanno mai fermato fino al 29 marzo 2012, quando il Gip di Catania Luigi Barone ha disposto l'imputazione coatta riguardo l'accusa di concorso esterno in associazione di tipo mafioso nell'ambito dell'inchiesta "Iblis”. Che siano vere o meno le accuse di coinvolgimenti con la mafia è il rosso scintillante dei conti siciliani a parlare chiaro. Mentre la regione correva a tutta velocità verso la bancarotta, Lombardo con pervicacia ha  continuato a fare nomine e distribuire incarichi. Solo da Aprile, data in cui ha anticipato la sua intenzione di presentare dimissioni, ne sono arrivate più di cento, con particolare attenzione per la sanità.

Il presidente in uscita ha trasformato in manager gli attuali commissari delle Asp di Catania ed Agrigento Gaetano Sirna e Salvatore Messina. All'Asp di Messina è andato Manlio Magistri, il direttore sanitario del Policlinico. Un manager anche per l'ospedale civico di Palermo: è Carmelo Pullara, l'attuale commissario dell'azienda. Lombardo ha anche nominato come nuovo segretario generale della Regione Patrizia Monterosso, attuale capo di gabinetto del governatore.

Ma quella che più di tutte ha fatto scalpore e suscitato imbarazzo è stata la nomina del commercialista Eugenio Trafficante a presidente del collegio dei sindaci dell’E Servizi, società informatica che fa capo alla Regione. L’incarico è arrivato, ma la procedura si è bloccata perché il soggetto era già detenuto da qualche giorno per stalking. Lombardo si difende dalle accuse, che ora in tanti gli rivolgono, definendolo killeraggio: “Parte un giornale e tutti vanno dietro. E’ per questo parlo di killeraggio. Si sono dimessi due assessori e ho preso le cariche ad interim, ma io lì dovrò nominarne altri. Sono nomine che arrivano all’indomani delle dimissioni perché sono cariche troppo importanti”.

Il "problema siciliano" resta e si aggiunge ad una situazione italiana tutt’altro che rosea. L’intervento di Monti, che ha dato comunque disponibilità ad un incontro con il governatore, potrebbe essere tardivo. Gli scenari di un'eventuale bancarotta della regione sarebbero devastanti anche per i conti dello Stato centrale. Improvvisamente non è più fantapolitica discutere di una possibile modifica dello statuto speciale di cui la regione Sicilia gode da 64 anni. 

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