Raffaella Carrà: “La libertà domina la mia vita. Asia? Io saprei come reagire con un uomo grasso in accappatoio"

Giuseppe Fantasia

Basta pronunciare il suo nome, Raffaella Carrà, ed è subito storia della tv italiana e del varietà di cui è stata un simbolo. Pensi a lei ed è subito "Tuca Tuca", caschetto biondo chiaro e liscio, ombelico, "Milleluci" e "Canzonissima", "Fantastico" e "Pronto...Raffaella?", ma soprattutto "Carràmba". Un nome (quello vero è Raffaella Maria Roberta Pelloni) un' icona (è stata la prima italiana ad essere dichiarata "icona gay"), "uno stile di vita internazionale" - come la definì il regista Almodòvar - una donna che oggi, 75 anni compiuti lo scorso giugno, quando parla di sé, della sua vita e del suo lavoro è come se aprisse un'intera enciclopedia dello spettacolo e dell'Italia insieme.

Nata a Bologna durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale da "un papà playboy e assente" e da "una madre separata", iniziò subito "a rigare dritto", come spiega durante gli incontri di Paolo Mieli organizzati da Hdrà al Palazzo Collicola di Spoleto durante la sessantunesima edizione del Festival dei Due Mondi. "Io e i miei fratelli avevamo la libertà più totale, ma mia madre e soprattutto mia nonna Andreina sapevano sempre tutto quello che succedeva". A quattro anni indossava già scarpette e tutù per inseguire quello che sarebbe divenuto poi il suo sogno, ma, ovviamente, non ne era ancora consapevole. Nel frattempo, sua madre mise in casa una nurse inglese "un po' anziana" ed ecco subito spiegata la sua dimestichezza con le lingue straniere che parla correntemente, spagnolo e inglese in primis.

A differenza di quello che si possa pensare, è stato il cinema, e non la tv, a tenere a battesimo la Raffa nazionale. "Iniziai nel 1950, a nove anni – ricorda – con Mario Bonnard (il film era "Tormento del passato", ndr) e poi gli studi al Centro Sperimentale di Cinematografia il giorno e le prove a teatro, l'Eliseo, la sera. Volevo fare la coreografa, ho faticato molto. Non ho la laurea, ma adesso posso dire di avere la laurea della vita".

Continuò...

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