Ragazza morta di meningite a Brescia: medici indagati per omicidio

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Nuovi dettagli emergono dalla triste vicenda di Veronica Cadei, la ragazza 19enne morta di meningite lo scorso 3 dicembre a Brescia. A seguito della sua scomparsa sono stati infatti iscritti nel registro degli indagati sette medici degli Spedali Civili con l’accusa di omicidio colposo. L’indagine nei confronti dei medici è considerata una prassi, alla luce dell’autopsia che verrà eseguita sul corpo della giovane giovedì mattina, anche se la madre di Veronica non demorde e pretende che venga fatta piena chiarezza sulla morte della figlia.

Ragazza morta di Meningite a Brescia

All’esame autoptico sul corpo della ragazza saranno presenti anche i periti nominati dalla famiglia, che ha espressamente dichiarato: “Vogliamo che sia fatta chiarezza su quanto successo”. Attualmente nel registro degli indagati sono iscritti tutti i medici che hanno avuto a che fare con Veronica nel corso del suo ricovero, vale a dire quelli del pronto soccorso e quelli dei reparti ospedalieri di rianimazione, cardiologia, malattie infettive ed emodinamica.

Nel frattempo, è scattata la profilassi obbligatoria per gli studenti del primo anno della facoltà di Scienze matematiche, fisiche e chimiche dell’Università Cattolica a Brescia. Questi ultimi sono infatti già stati contattati dalle autorità sanitarie in quanto persone che potrebbero essere state a stretto contatto con Veronica negli ultimi giorni prima di morire. Un appello simile alla profilassi è stato lanciato anche dal bar dove la ragazza lavorava come cameriera: “Chiunque è stato a contatto con Veronica da lunedì 25 novembre a domenica 1 dicembre si rivolga all’Ussl di Trescore Balneario o chiami il numero 035 385455 per la profilassi di routine”.

Le parole dell’assessore lombardo alla Sanità

Veronica Cadeo è morta la mattina di martedì 3 dicembre dopo che nella giornata precedente si era sentita male mentre era in università. Trasportata in ospedale con una semplice febbre alta, le condizioni della ragazza sono in breve tempo peggiorate portandola alla morte per una meningite di tipo C.

Commentando la vicenda, l’assessore alla Sanità della Regione Lombardia Giulio Gallera ha rassicurato la popolazione dai rischi di un eventuale contagio: “Non c’è nessun allarme, la meningite non viene trasmessa per semplice contatto diretto o tramite la presenza nella stessa stanza”.