Ragazzaccio, Paolo Ruffini torna dietro la macchina da presa. Intervista

Si intitola Ragazzaccio il film di Paolo Ruffini, che lo vede tornare dietro la macchina da presa. In arrivo nella sale cinematografiche dal 3 novembre, è stato presentano alla stampa con una proiezione particolare: in sala più di 1000 ragazzi provenienti da diverse scuole superiori della capitale.

«Se voi ragazzi avete creduto al film per me, è come aver vinto l'Oscar. Mi sono commosso, perché ero in fondo alla sala durante la proiezione e guardando la platea ho visto che c'era il buio in sala. Non avete guardato i telefonino! Questa è una grande vittoria. Lasciatevi travolgere dalle emozioni».

Paolo Ruffini

E la sala ha risposto in modo caloroso, con i ragazzi che partecipavano alla storia che stavano vedendo; lo testimoniano i sospiri, la tensione in alcune scene, e lo stupore nell'apprendere che... No, non ve lo possiamo dire. Sarebbe spoiler! Ma possiamo dirvi di cosa tratta Ragazzaccio e del perché è stato importante vederlo insieme ai ragazzi delle scuole.

Il film parla di Mattia, un adolescente che comunemente definiremmo un bullo, ma che dietro la sua durezza cela un mondo fragile, fatto di difficoltà di comunicazione, anaffettività, mancanza di ascolto.
Questa è anche la storia di migliaia di ragazzi, che si sono trovati ad affrontare il momento storico più difficile della loro generazione: la prima ondata di una pandemia mondiale, che ha lasciato una risacca invisibile ma lacerante. Quella della fragilità emotiva, della solitudine, del disagio sociale, dell'iper-connessione tecnologica, i cui risvolti reali stiamo scoprendo solo recentemente, a molti mesi di distanza.

«Ragazzaccio nasce durante il Covid-19, ma non parla del virus. Parla di qualcosa che succede parallelamente all'insinuarsi e all'esplodere della pandemia. Parla di come un bullo, e più in generale i ragazzi delle scuole superiori, abbiano vissuto questa sorta di reclusione forzata, e della portata enorme che tutto questo ha avuto su di loro. È un film dedicato a tutti quelli che almeno una volta si sono sentiti dire È intelligente ma non si applica. Perché io ne conosco tante di persone che si applicano ma non sono poi così intelligenti, e mi riferisco all'intelligenza emotiva, a quella che io riconosco come sensibilità. È dedicato anche a tutti quelli che a scuola si sentivano ripetere Ti butto fuori. Perché i veri danni si fanno quando sei fuori, non quando sei dentro. Lo dedico a loro, perché io stesso ero uno di loro».

Paolo Ruffini

Nei panni del protagonista Mattia troviamo Alessandro Bisegna, al cui fianco troviamo Jenny De Nucci, Giuseppe Fiorello, Massino Ghini e Sabrina Impacciatore. Un cast straordinario per un progetto un po' folle, come ha spiegato Ruffini in conferenza stampa.

«Abbiamo girato il film a marzo 2021, in una sola settimana. Come ho convinto il cast?! Con Massimo siamo amici da anni e si è fidato di me. Beppe e Sabrina non li conoscevo, non avevo mai lavorato con loro. Gli ho mandato il copione e hanno accettato subito».

Paolo Ruffini

Il protagonista, Alessandro Bisegna, Ruffini lo ha incontrato per casualità. Il comico toscano viene contattato dal duo Matt&Bise per un progetto per beneficienza durante il lockdown. Accetta ad una condizione: lanciare il casting per il suo nuovo film. Così Bise (al secolo Valentino Bisegna) chiede un po' di informazioni riguardo all'età che il protagonista deve avere. Mio fratello vuole fare l'attore!, ed è così che Alessandro è diventato il Mattia del Ragazzaccio.

«Ho accetto sull'onda dell'entusiasmo dell'argomento che trattava e di come veniva trattato. - ha spiegato invece Massimo Ghini - Ho quattro figli e ho vissuto il periodo della pandemia in modo particolare. Mia moglie è rimasta bloccata a Salerno dai miei suoceri, e io sono rimasto a casa con i miei figli. Da padre abbastanza assente è stato un periodo che mi è servito per stare insieme a loro, condividere, informarmi su cose che non sapevo... mi ha fatto riflettere».

Massimo Ghini

Francesco Sarcina, cantante e frontman de Le Vibrazioni, firma la canzone omonima del film e in conferenza stampa scherza sul fatto che ha impiegato più tempo lui ha produrre la canzone che Ruffini a girare il film. Una conoscenza di lunga data quella tra il cantane e il regista, ma a far capitolare Sarcina sono stati anche il riconoscersi nel Ragazzaccio protagonista del film, e il fatto di avere tre figli di cui uno ha vissuto la pandemia proprio come Mattia. «Fa bene ai giovani questo film, ma anche a noi adulti».

Vi lasciamo alla nostra intervista con Paolo Ruffini, ricordandovi che l'appuntamento con Ragazzaccio è dal 3 novembre al cinema.

Crediti foto@Ufficio Stampa Vera Production


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