Ragazze investite, il costituzionalista contro i domiciliari di Pietro

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È salito sulla sua auto dopo aver bevuto alcolici e sfrecciava a velocità sostenuta, almeno il doppio rispetto al limite previsto dalla legge. Ha infranto le regole, nonostante in passato gli avessero già ritirato la patente. Non mancano neppure i precedenti per possesso di stupefacenti. Così il gip del tribunale di Roma ha accettato la richiesta della misura di custodia cautelare degli arresti domiciliari a carico di Pietro Genovese, sul quale grava l’accusa di duplice omicidio stradale. Le ragazze investite a Roma sono Gaia Von Freymann e Camilla Romagnoli. L’autopsia ha dichiarato che le due sedicenni sono morte sul colpo a causa del violentissimo impatto.

A esprimersi sulla vicenda è stato anche Vittorio Feltri, che sui social ha scritto: “Le due ragazze sedicenni uccise da un auto in corso Francia cosa facevano a mezzanotte in giro ? Hanno scavalcato le barriere metalliche e attraversato la strada col semaforo rosso. Il cretino al volante le ha travolte. È una gara a chi è più stupido”. Sull’accaduto ha detto la sua anche il costituzionalista Gaetano Azzariti.

Ragazze investite, le parole del costituzionalista

Per il costituzionalista Azzariti non c’è ragione “di tenere Pietro Genovese ai domiciliari”. A sua detta, infatti, l’esigenza è “fare il processo il più in fretta possibile. Ora non si può anticipare la condanna ricorrendo al carcere”.

Il costituzionalista a Dagospia ha dichiarato: “C’ è da tenere presente che le misure cautelari, come gli arresti domiciliari, sono stabilite per esigenze diverse da quelle legate alla pena comminata per i fatti commessi. Sarà il processo a definire le sanzioni penali. In questo caso più delle misure cautelari, che non possono essere un modo per anticipare la condanna, sarebbe auspicabile un rapidissimo processo, tanto più che non vedo esigenze istruttorie che possano ritardarne lo svolgimento”.

Secondo l’esperto, inoltre, i presupposti per l’arresto sono 3: “Il primo è il pericolo di inquinamento delle prove. Nel caso di un incidente automobilistico come questo gli accertamenti probatori (le analisi del sangue per verificare lo stato del conducente) e i rilievi della polizia stradale, si sono già svolti. Il secondo è il pericolo di fuga che normalmente, nel caso di un incensurato e in assenza di altri indizi che possono far ritenere effettivo il rischio di un allontanamento, non dovrebbero essere ritenuti sussistenti. Infine il terzo presupposto: la reiterazione del reato, che secondo il gip sono alla base della misura adottata”. Ma ribadisce: “A me non convince”.

Infatti, ha spiegato: “L’opinione del giudice si fonda sul fatto che al giovane era stata ritirata la patente di guida. Non ne conosco le ragioni, ma non mi sembra che ciò dimostri una propensione a condotte analoghe. A meno che non si tratti di un altro incidente automobilistico. Soprattutto mi sembra difficile immaginare, com’è stato riportato, che dopo un trauma del genere un giovane incensurato possa reiterare il reato. In particolare, mettendosi “alla guida di autovetture di amici o conoscenti anche senza patente e porre in essere condotte gravemente colpose in violazione delle norme della circolazione stradale compromettendo così la propria e l’altrui incolumità”, come riportato dalla sentenza”.